COVID. Per l’Istituto Superiore di Sanità la sorveglianza deve includere tutti i positivi

Secondo l’Istituto è necessario monitorare anche i soggetti infetti ma asintomatici, “per identificare le varianti”. Intanto sembra vicina la svolta del Ministero nel conteggio dei ricoveri Covid.

La sorveglianza “deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto)“. Lo afferma l’Iss, l’Istituto superiore di Sanità sottolineando che “la maggior parte delle infezioni, in particolare nei vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomi molto sfumati. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la capacità di identificare le varianti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni“. Inoltre, “non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo“.

 

Nessun legame con la gestione dei criteri

L’importanza di monitorare i casi attraverso la sorveglianza, spiega l’Iss in riferimento alla definizione di ‘caso‘, “non va confusa con i criteri con cui si decidono le indicazioni per casi e contatti“. L’istituto segnala che la SARS-CoV-2, presenta una sintomatologia “variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo”. Proprio per questo, escludere  i casi asintomatici, “non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da Covid-19“.

 

Una modifica che non cambia la definizione di “caso”

La definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica, tuttavia, non definisce le misure di auto-sorveglianza e quarantena, precisa l’Iss. La definizione di caso utilizzata per la sorveglianza epidemiologica nazionale, spiega, “non comprende i contatti dei casi confermati e la stessa sorveglianza non ne monitora l’andamento nel tempo. Pertanto, la definizione di caso usata in sorveglianza non riveste alcun ruolo nel definire le misure di auto-sorveglianza e quarantena. A riprova di questo, l’ECDC il 7 gennaio 2022 ha aggiornato le proprie indicazioni relative a quarantena e isolamento, senza modificare la definizione di caso usata per la sorveglianza epidemiologica“. Inoltre, la definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica non definisce le misure di isolamento: “Sebbene esse abbiano in comune una esigenza di conferma diagnostica che si avvale di test antigenici e molecolari – rileva l’Istituto superiore di sanitàun caso positivo secondo la definizione della sorveglianza viene valutato in base ad una serie di criteri, riportati nella circolare del Ministero della Salute del 30 dicembre 2021, per definire le diverse modalità di isolamento“.

 

Il Ministero della Salute pronto alla svolta sul conteggio dei ricoveri

Intanto sembra vicina la svolta nel conteggio dei ricoveri Covid: accogliendo le richieste delle Regioni, il ministero della Salute avrebbe sul tavolo una circolare in cui si escludono i pazienti ricoverati per cause diverse ma positivi al Covid dall’elenco dei ricoveri e quindi dal relativo calcolo dell’occupazione dei posti letto in area medica.

La bozza della circolare, che sarebbe a firma della direzione generale della Prevenzione e di quella per la Programmazione sanitaria, sottolineerebbe che “il paziente ricoverato per cause diverse che risulti positivo al test per Sars-Cov-2, ma asintomatico per Covid 19, qualora sia assegnato in isolamento al reparto di afferenza della patologia per la quale si rende necessario il ricovero, pur essendo tracciato come ‘caso’ non sarà conteggiato tra i ricoveri dell’Area Medica Covid, fermo restando il rispetto del principio di separazione dei percorsi e di sicurezza dei pazienti“.

Ma la notizia non è ancora ufficiale.

RMDN

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