Covid, responsabilità sanitaria e scudo penale per i medici. Le considerazioni del Prof. Piemonte, Collegio Italiano dei Chirurghi

Responsabilità sanitaria in tempi di Covid-19: c’è oggi l’interesse della politica ad affrontare e risolvere il problema della tutela civile e penale degli operatori? Le considerazioni del Prof. Marco Piemonte, Presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi

Roma, 3 aprile 2021

Prof. Marco Piemonte

La tutela degli operatori sanitari dalla responsabilità civile e penale in tempi di Covid-19 rappresenta un importante ed attualissimo problema multidimensionale che riguarda molteplici aspetti dell’assistenza sanitaria in corso di pandemia, con riferimento alle straordinarie caratteristiche clinico-epidemiologiche della malattia Covid-19 (del tutto nuova e sconosciuta), alle modalità emergenziali di assistenza ai pazienti, alla organizzazione dei servizi, alla tempestività ed efficacia delle cure, alla dilazione temporale di diagnosi e cura delle altre patologie non-Covid-19 (spesso dimenticate o trascurate di necessità di fronte alla emergenza pandemica) e, “last but not least”, alle responsabilità mediche e gestionali connesse ad una estensiva e per certi aspetti innovativa campagna vaccinale.

Il recentissimo D.L. approvato dal Consiglio dei Ministri in data 31 marzo 2021 ha finalmente riservato meritata attenzione alla tutela penale degli operatori addetti alle vaccinazioni anti-Covid-19, limitando la punibilità ai soli casi di dolo e colpa grave ma non limitando la perseguibilità penale dell’operatore con tutto quello che ne consegue di negativo.

Si prende favorevolmente atto del raggiungimento di questo ormai indifferibile obiettivo, in mancanza del quale potevano essere minacciati non solo il regolare e irrinunciabile sviluppo del piano vaccinale, ma anche l’insorgenza di un contenzioso legale esteso e forse insostenibile dal punto di vista morale, giudiziario ed economico. Non si può tuttavia tacere la assoluta inadeguatezza del provvedimento legislativo, che copre e tutela solo la responsabilità vaccinale e trascura completamente le altre già citate problematiche di responsabilità penale e civile determinate dall’emergenza pandemica fin dalla sua comparsa.

E’ questa una delle principali considerazioni che sono emerse il 31 marzo u.s. in occasione di una web conference del Collegio Italiano dei Chirurghi (CIC) in tema di “Responsabilità Sanitaria e Covid”, cui hanno partecipato in veste di Relatori qualificate personalità del mondo medico, giuridico, politico e amministrativo.

Dal punto di vista giuridico i Relatori intervenuti (D. Pittella, R. Calvo, G. Facci, C. Cupelli e V.D. Greco) hanno sottolineato gli importanti limiti della Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco) in ambito penale e la sua ancora vigente incompletezza in tema civile e assicurativo, nelle more dell’approvazione di alcuni Decreti Attuativi, ed  hanno altresì affermato l’assoluta necessità di un ulteriore e più ampio intervento legislativo  adeguato alla copertura di tutte le problematiche dell’emergenza pandemica “ab initio”. Questo intervento legislativo assumerebbe un “messaggio politico” chiaro e univoco a favore degli operatori sanitari (a suo tempo definiti “angeli” ed “eroi” e poi tempestivamente dimenticati o addirittura vilipesi).

Anche la parte “pubblica” del S.S.N., rappresentata in questa occasione dalla Presidente di FederSanità Tiziana Frittelli, ha testimoniato non solo i rischi medico-legali per i singoli operatori sanitari (ora particolarmente acuti in periodo Covid-19, ma presenti “a prescindere” nelle attività assistenziali di sempre), ma anche il grave pericolo che i prevedibili contenziosi legali e le richieste di risarcimento si ritorcano pesantemente sulle Aziende Sanitarie e sul Fondo Nazionale delle Cure e quindi, in ultima analisi, possano compromettere l’efficienza stessa (se non addirittura la sopravvivenza economica) del Servizio Sanitario Nazionale.

Questi messaggi, fermamente condivisi dai medici-chirurghi partecipanti alla conferenza, sono stati immediatamente raccolti dal SottoSegretario alla Giustizia Avv. Francesco Paolo Sisto e dagli altri esponenti politici presenti come Relatori (gli On.li C. Ferri, C. Miceli e C. Misiti), che hanno rappresentato il profondo interesse delle Istituzioni (Ministero della Giustizia “in primis”) e dei rispettivi Partiti nel ricercare a breve termine soluzioni legislative concrete ed estensive.

In particolare, tra le possibili iniziative ”politiche”  ritenute oggi di preminente rilievo al fine di garantire una tutela efficace degli operatori sanitari verso la responsabilità penale e civile in corso di emergenza Covid-19, meritano di essere citate le seguenti:

coinvolgimento diretto dello Stato con definizione legislativa di un programma di indennizzo per le vittime Covid-19 (simile ai già esistenti provvedimenti per le vittime di complicanze trasfusionali e vaccinali no-Covid-19), eventualmente in concerto con l’Unione Europea

modifica del regime introdotto dalla legge Gelli-Bianco in materia di responsabilità penale dell’operatore sanitario con ritorno del regime, più favorevole per il medico, introdotto dal Decreto Balduzzi.

* raggiungimento di risultati legislativi concreti in tempi brevi, verisimilmente favoriti dall’attuale formula governativa emergenziale con amplissima maggioranza e con sostegno politico multipartitico.

L’interesse del mondo politico ad impegnarsi attivamente in tema di Responsabilità Sanitaria con provvedimenti che vadano oltre la semplice tutela “vaccinale”, chiaramente emerso dagli interventi in occasione della Conferenza CIC e peraltro confermato ieri anche da un tempestivo e puntuale comunicato stampa del Ministro della Salute Roberto Speranza, offre motivi di prezioso conforto agli operatori sanitari che – in un periodo così difficile e drammatico del nostro S.S.N. – vedono nuove e concrete speranze di conseguire finalmente in tempi brevi un traguardo chiaro e indiscusso in questo ambito.

La drammaticità del momento e l’importanza del problema per gli operatori sanitari, per il S.S.N. e, in realtà, per tutti i cittadini non consentono ulteriori esitazioni e ritardi.

Marco Piemonte, Presidente Collegio Italiano dei Chirurghi

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