15 April 2026

Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico: in Italia 2.500 casi all’anno

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È la prima causa di disabilità intellettiva nei bambini dei paesi ad alto tenore economico. La Società Italiana di Neonatologia ribadisce: “Un rischio prevenibile con l’astensione totale dal consumo di alcol in gravidanza”.

L’assunzione di alcol durante la gravidanza, anche in piccole quantità, rappresenta un grave pericolo per la salute del nascituro. Ogni anno nel mondo nascono circa 120.000 bambini destinati a sviluppare i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico (FASD), di cui circa 2.500 in Italia. Una condizione che costituisce la prima causa di disabilità intellettiva nei bambini dei Paesi ad alto tenore economico, totalmente prevenibile con l’astensione dal consumo di alcol.

Non a caso il 9 settembre, nono giorno del nono mese dell’anno, si celebra la Giornata internazionale di sensibilizzazione sui FASD, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui rischi derivanti dall’esposizione all’alcol in utero.

 

Cos’è la FASD

Il termine FASD racchiude un insieme di anomalie fisiche e neurocomportamentali che possono colpire i bambini esposti all’alcol durante la gravidanza e l’allattamento. La forma più grave è la Sindrome Feto-Alcolica (FAS), che si manifesta con malformazioni facciali, microcefalia, deficit di crescita e ritardi neuromotori.

I bambini affetti possono presentare difficoltà cognitive e comportamentali: deficit di attenzione, iperattività, disturbi dell’apprendimento e problemi nelle relazioni sociali. Senza una diagnosi precoce e un adeguato supporto terapeutico, tali difficoltà possono tradursi in scarso rendimento scolastico, isolamento, scarsa autonomia e problematiche lavorative in età adulta.

 

Dati preoccupanti

La prevalenza della FAS oscilla tra 0,5 e 3 casi ogni 1.000 nati vivi, mentre l’intero spettro dei disturbi correlati riguarda circa l’1% della popolazione mondiale. Secondo la Società Italiana di Neonatologia (SIN), nonostante le evidenze scientifiche, molte future madri continuano a consumare bevande alcoliche, convinte che un uso “moderato” non sia dannoso.

L’Europa detiene il primato mondiale per consumo di alcol, con valori doppi rispetto alla media globale. In Italia, un’indagine del 2020 ha rivelato che il 66% delle donne in età fertile consuma alcol, con un aumento dei casi di binge drinking tra le più giovani. Ancora più allarmante il fatto che una larga percentuale delle gravidanze non sia pianificata, aumentando così il rischio di esposizione involontaria del feto.

Dati del Sistema di Sorveglianza Bambini 0-2 anni (2022) mostrano che il 15% delle gestanti ha consumato alcol durante la gravidanza, con percentuali più alte al Centro-Nord. Durante l’allattamento, il fenomeno appare ancora più diffuso, arrivando fino al 18% in regioni come Toscana ed Emilia-Romagna.

 

Le iniziative in corso

Per approfondire il quadro italiano, il Ministero della Salute ha rifinanziato un progetto biennale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sul monitoraggio del consumo di alcol in gravidanza, in particolare tra le donne dai 18 ai 24 anni. Il progetto, diretto dalla Dott.ssa Adele Minutillo del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, coinvolgerà strutture di Neonatologia e Ostetricia di diverse regioni.

 

Le raccomandazioni degli esperti

È necessario combattere l’accondiscendenza culturale verso il consumo di bevande alcoliche, anche da parte dei professionisti sanitari”, sottolinea il Prof. Massimo Agosti, presidente della SIN. “La totale astensione dall’alcol è l’unica strada corretta da seguire, già da quando si inizia a pensare di concepire un figlio”.

Gli esperti evidenziano anche l’importanza di una diagnosi precoce, che consenta ai bambini esposti di ricevere un percorso di cura personalizzato: supporto medico, neuropsichiatrico e psicologico, logopedia, fisioterapia ed educazione speciale.

Un messaggio chiaro, ribadito dalla comunità scientifica: la FASD è prevenibile al 100%, e la prevenzione comincia dalla consapevolezza delle future madri e dal ruolo cruciale dei professionisti della salute.

Redazione

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