A Siena la tredicesima tappa del progetto “HAND”, patrocinato da SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD, che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.


Siena, 27 Novembre 2020

A causa dell’emergenza sanitaria dovuta alle infezioni da Coronavirus i trattamenti per i pazienti con epatite C si sono praticamente dimezzati rispetto allo scorso anno“. A parlare è il Dottor Daniele Marri, Dirigente medico dell’Unità Operativa di Malattie Infettive e Tropicali dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOU), intervenuto al corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

Dopo Pozzuoli, Alessandria, Brindisi, Benevento, Siracusa, Roma, Torino, Pesaro, Pavia, Como, Lecco e Isernia/Campobasso, la tredicesima tappa si è svolta a Siena, dove si è svolto l’incontro dal titolo ‘Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction al tempo del Coronavirus’. I corsi di educazione continua in medicina (che saranno in totale 16 su tutto il territorio nazionale) rientrano nell’ambito del progetto ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

Come è noto – ha proseguito Marri il lockdown ha portato alla sospensione di tutte le attività mediche non urgenti, con conseguenti ritardi nelle diagnosi. Adesso però bisogna recuperare il tempo perduto e affrontare il problema in maniera incisiva, coinvolgendo in modo omogeneo tutte quelle figure professionali che hanno un ruolo attivo nel trattamento dei pazienti con HCV“.

In questo senso “fondamentale” è stato l’apporto del progetto HAND, che ha evidenziato “l’importanza di fare rete, mettendo in collegamento in modo fattivo i vari attori“, ha spiegato ancora Marri, che in questo modo “non sono più rimasti ‘isolati’, ognuno nelle proprie attività, in ospedale o nei Ser.D., ma al contrario hanno avviato una collaborazione che con il tempo si è incrementata sempre di più“.

Marri ha quindi voluto sottolineare un altro punto: “Sarà importante che in un futuro prossimo anche gli operatori dei Ser.D. possano diventare attori principali, insieme agli infettivologi e ai gastroenterologi, nel processo di diagnosi e cura dei pazienti con epatite C. Solo se portiamo avanti un lavoro di squadra, infatti, riusciremo ad ottenere i risultati che ci aspettiamo“.

Per raggiungere l’obiettivo che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dettato all’Italia, cioè eliminare l’infezione da HCV entro il 2030, è intanto fondamentale ripartire con gli screening. Per questo la comunità degli esperti di HCV la scorsa settimana ha accolto con grande entusiasmo la notizia della firma dello schema di decreto per lo screening nazionale gratuito per il virus dell’epatite C da parte del Ministro della Salute, Roberto Speranza.

La bozza di decreto, che ha ricevuto anche l’avallo del Ministro dell’Economia e delle Finanze, sarà inviata alla Conferenza delle Regioni. “La firma del Ministro è un importante passo in avanti – ha commentato Marri Ora spetterà alle Regioni attuare i decreti per poter utilizzare i fondi messi a disposizione. Quello che ci auguriamo è che le Regioni possano svolgere un’azione comune, non andando in venti direzioni diverse, perché questo è fondamentale. Successivamente sarà altrettanto importante che le Regioni mettano in atto, tutte allo stesso modo, una processo di semplificazione del trattamento dei pazienti con epatite C. In questo senso, sarà importantissimo avere a disposizione uno strumento rapido di diagnosi come i test salivari – ha concluso – soprattutto quando ci troviamo di fronte a soggetti HCV positivi e tossicodipendenti, oppure a carcerati“.

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