In occasione del XXVII World Alzheimer’s Month, Almo Collegio Borromeo di Pavia organizza un seminario che sarà trasmesso venerdì 26 settembre in diretta sul canale digitale terrestre 86, sul sito www.medicalexcellencetv.it e sulla pagina Facebook di Medical Excellence TV 


Pavia, 25 Settembre 2020

Venerdì 26 Settembre, alle ore 9.00, presso il Salone degli Affreschi – Collegio Borromeo di Pavia si terrà il Seminario – Webinar “Coraggio, parliamo di demenza: i due volti dell’Alzheimer, la malattia e la persona”, organizzato da Almo Collegio Borromeo, per affrontare la tematica delle demenze dell’ambito del XXVII World Alzheimer’s Month.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti con mascherina e distanziamento. Registrazione obbligatoria sul sito del Collegio Borromeo.

L’evento sarà trasmesso in diretta sul canale digitale terrestre 86, sul sito www.medicalexcellencetv.it e sulla pagina Facebook di Medical Excellence TV.

 

La malattia di Alzheimer

Il 21 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer Disease International (ADI).

La demenza colpisce circa 46 milioni di persone in tutto il mondo, una cifra che, secondo il “Rapporto Mondiale Alzheimer 2015”, dovrebbe raggiungere 131,5 milioni entro il 2050. L’11 dicembre 2013 i leader mondiali del G8 si sono riuniti a Londra in uno storico vertice per decidere come combattere la demenza, con l’ambizione di identificare entro il 2025 una cura o una terapia che modifichi sostanzialmente il decorso della malattia. Nel 2013 l’Europa con il G8 SUMMIT ON DEMENTIA ha convocato le sette potenze economiche più importanti del mondo ed ha lanciato un grido di allarme sul processo dell’invecchiamento globale e sul problema delle demenze, patologia che oltre a portare alla distruzione fisica e mentale il malato, conduce alla rovina intere famiglie.

Le demenze costituiscono un rilevante problema di sanità pubblica, rappresentano una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale e hanno un considerevole impatto socio-sanitario. Nel 2010 35,6 milioni di persone risultavano affette da demenza; ogni anno vengono diagnosticati 7,7 milioni di nuovi casi con una sopravvivenza media dopo la diagnosi di 4-8 anni. In Europa i pazienti affetti da demenza attesi nel 2020 sono oltre 15 milioni, e conteranno più del doppio nel genere femminile rispetto a quello maschile: di questi casi, la demenza legata all’Alzheimer (AD) rappresenta il 54% del totale con una prevalenza del 4,4% tra gli over 65, e con una percentuale che passa al 30% nelle persone con più di 85 anni.

Il maggiore fattore di rischio associato all’insorgenza delle demenze è l’età e, in una società che invecchia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente ribadito che la demenza di Alzheimer rappresenta una priorità nell’agenda globale per i prossimi anni.

In Emilia-Romagna per esempio, dove la percentuale degli ultra 65enni rappresenta il 20% della popolazione totale, ci sono circa 70.000 casi di persone con demenza, di cui circa il 60% affette dal malattia di Alzheimer. I dati regionali hanno inoltre messo in rilievo il problema delle persone con demenza che accedono in ospedale: dai dati di dimissione ospedaliera risulta che circa 25.000 persone con demenza annualmente vengono ricoverate (di queste circa il 75% vi accede tramite il Pronto Soccorso). In tale contesto è quindi indispensabile garantire un’organizzazione capace sin dalla fase di Pronto Soccorso di rispondere in modo adeguato ai bisogni presentati da parte sia dei pazienti stessi e dei loro familiari, sia degli operatori coinvolti. La complessità della malattia, la sua lunga durata, l’assenza di terapie farmacologiche risolutive, il forte impatto sociale impongono di strutturare modelli organizzativi di presa in carico e gestione dalle fasi iniziali, legati essenzialmente alla diagnosi e alla sua comunicazione, fino alle fasi più avanzate e terminali, con l’obiettivo di ridurre sia l’istituzionalizzazione precoce, sia gli accessi impropri in ospedale legati a complicanze derivanti da un’adeguata assistenza. Numerose evidenze disponibili in termini di prevenzione primaria e secondaria individuano sette fattori di rischio potenzialmente modificabili associati all’insorgenza della demenza di Alzheimer: diabete, ipertensione in età adulta, obesità in età adulta, fumo, depressione, bassa scolarizzazione, inattività fisica. Un progetto globale di cura della demenza deve necessariamente prevedere una presa in carico che tenga conto degli aspetti propriamente clinici, quali la diagnosi e il trattamento farmacologico, degli interventi non farmacologici o psicosociali, per arrivare agli aspetti legati alla continuità assistenziale e di sostegno-accompagnamento dei caregiver in ogni contesto di vita e in tutte le fasi della malattia. Per rispondere ai diversi e mutevoli bisogni della persona con demenza e di chi se ne prende cura, la Regione Lombardia, come altre regioni, ha approvato e implementato un progetto sulle demenze a forte integrazione sanitaria e sociale soprattutto nella recente riforma del SSR col PROGETTO CRONICITA’. E’ un progetto che riguarda le persone colpite da demenza (non solo Alzheimer) che vede coinvolti diversi soggetti tra Aziende Sanitarie, Comuni, Associazioni dei Familiari e del Volontariato. Opzione di fondo del progetto regionale è un approccio globale e integrato, ovvero offrire opportunità ai soggetti colpiti da demenza e ai loro familiari, nei diversi contesti in cui vivono (nelle strutture o a domicilio), e promuovere interventi sanitari, sociali e socio-sanitari.

La ricerca nell’ambito delle demenze è oggi indirizzata non solo sulla diagnosi precoce (al fine di individuare il target di futuri trattamenti farmacologici che agiscano sui meccanismi patogenetici della malattia) ma anche su:

1. interventi di prevenzione che passano attraverso la modifica degli stili di vita e la promozione dell’invecchiamento sano e attivo: interventi psicosociali o non farmacologici (sul paziente, sul caregiver, sul contesto di cura) la cui efficacia negli studi più recenti è superiore rispetto a potenziali trattamenti farmacologici;

2. contrasto all’isolamento sociale sia come fattore di rischio per l’insorgenza della malattia sia come fattore di complessità nella gestione delle problematiche cognitive e comportamentali connesse alla malattia;

3. organizzazione di servizi appropriati integrati tra Enti Locali e SSR quali centri di ascolto, Case della Salute Geriatriche, Infermiere di Famiglia e Comunità, teleassistenza e telemedicina.

I nuovi bandi del Programma europeo Horizon 2020, che individuano nell’invecchiamento un argomento centrale per la richiesta di proposte di ricerca, e il Programma della Commissione europea European Innovation PartnershipActive Healthy Ageing offrono un ulteriore stimolo a dedicare una giornata di approfondimento al tema della demenza e dell’Alzheimer nella popolazione che invecchia. Esistono possibilità di  migliorare la qualità della vita dei pazienti se ancora non è possibile guarirli ed allora bisogna avere il coraggio di dirlo ed invitare tutti a collaborare e ad utilizzare questi semplici metodi tra cui lotta alla solitudine ed isolamento ed utilizzo di campi elettromagnetici ed ossigenozonoterapia. Con il contributo di esperti, tecnici, politici, docenti e ricercatori in una pluralità di ambiti presenteranno nel prossimo convegno le più recenti informazioni sul morbo di Alzheimer, una malattia neurodegenerativa che provoca un declino della memoria e di altre importanti funzioni mentali. E’ necessario uno sforzo enorme, sia per identificare i meccanismi patogenetici alla base del morbo sia per valutare nuovi approcci terapeutici ancora oggi allo studio.

In tutto il mondo in settembre si celebra il MESE e la GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER per attirare l’attenzione di tutti su questa malattia che è ben più diffusa dei tumori e delle cardiopatie e dalla quale pero ora non si guarisce. Con questo convegno si vuole celebrare il MESE MONDIALE DELL’ALZHEIMER portando un contributo di conoscenza e di supporto a “chi non ha più mente” ed ai loro familiari ed un riconoscimento ai ricercatori che dedicano la loro vita a studiare la malattia e cercare una possibile cura.

 

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