Influenza stagionale, SIF: “responsabile ed etico fare vaccino anche se giovani e sani: salva vite”

Perché fare il vaccino anti-influenzale? L’influenza, pur senza sintomi e conseguenze gravi per noi stessi, è comunque contagiosa per gli altri e quindi si rischia di passare il virus a persone alle quali nuocerebbe molto, come ad esempio i bambini, che non hanno ancora un sistema immunitario ben sviluppato, oppure gli anziani o pazienti che non “sopportano” il vaccino e devono quindi rinunciarvi, come chi ha subìto un trapianto o un malato di cancro. E ancora: perché nonostante il vaccino alcune persone si ammalano lo stesso?
Le risposte degli esperti della Società Italiana di Farmacologia (SIF) al Congresso nazionale della Società, in corso a Firenze.

Firenze, 22 Novembre 2019

Il vaccino anti-influenzale, già disponibile nelle farmacie e dai medici di base, viene “costruito” grazie alle informazioni che arrivano agli scienziati a proposito dei virus che si sono scatenati dove l’inverno è appena finito, vale a dire l’emisfero opposto. «I vaccini preparati in Europa, quando arriva l’inverno – spiega il farmacologo Ganni Sava dell’Università di Trieste e Consigliere SIF – sono dunque preparati in base a informazioni biologiche che hanno già qualche mese, perciò in questo lasso di tempo, potrebbero essere, per così dire già “vecchi”, in quanto il virus, nel frattempo è mutato». I virus hanno, in effetti, la capacità di mutare molto velocemente, vale a dire cambiare piccole caratteristiche del proprio materiale genetico. Questo, spesso, li rende di nuovo immuni al vaccino. Le mutazioni inoltre aumentano, considerando anche che tra i due picchi di influenza, uno tipicamente in autunno e uno attorno a febbraio, passa ancora dell’altro tempo. «Non ultimo – specifica il Professore – quello dell’influenza è un virus a RNA, e non a DNA, caratteristica che fa sì che sia più semplice per esso mutare». Ecco perché chi si vaccina non è detto che non vada assolutamente incontro all’influenza.

In parte esistono queste spiegazioni che, al di là della scienza, molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle, quando si sono ammalati di influenza nonostante il vaccino, e in parte esistono le ritrosie, molto di moda ultimamente, delle persone che con la scienza non hanno nulla a che fare e di vaccini proprio non vogliono sentire parlare, per motivi non scientifici ma ideologici: i no-vax, free-vax e altri movimenti che basano le proprie convinzioni su opinioni personali, elementi emozionali, informazioni reperite da fonti imprecise o errate, in malafede, come ne girano sul web.

Frequente ragionare anche credendo che al limite, una influenza stagionale, nel caso di un adulto giovane e sano, “non ha mai ucciso nessuno”: «Se me la becco, rimarrò a letto con una aspirina per una settimana e tornerò come nuovo». Il ragionamento è però superficiale, perché se rimanete influenzati, pur senza sintomi e conseguenze grossi per voi stessi, siete comunque contagiosi per gli altri, e quindi potreste passare il virus a persone particolari, alle quali nuocerebbe invece molto. «Per esempio i bambini, che non hanno ancora un sistema immunitario ben sviluppato – spiega Savaoppure gli anziani o particolari tipologie di pazienti che non “sopportano” il vaccino e devono quindi rinunciarvi, come chi ha subìto un trapianto o i pazienti oncologici».

Il viaggio dei virus influenzali e di altri, pandemici, è complesso e a volte può portare a vere e proprie emergenze, e molti di noi lo ricordano: avrete sentito parlare di influenza aviaria, H1N1, SARS e altre zoonosi, che nei primi anni duemila hanno fatto diverse migliaia di casi, molti anche mortali. «Quasi tutti i virus influenzali – continua il farmacologo – hanno come veicolo i maiali, e specialmente maiali coltivati in Oriente, dal momento che sono animali molto presente nella dieta: per via di questo si parla spesso di varianti “cinesi” dell’influenza». Ma il maiale non è l’unica specie coinvolta: «Il virus che circola quest’anno, per esempio, si presume sia un incrocio tra influenza umana, con geni quindi di uomo, uccello (pollo) e maiale».

Una volta che il virus influenzale è passato dall’animale all’uomo le mutazioni divengono più frequenti. Inoltre, il passaggio avviene più velocemente perché non è più un passaggio inter-specie (da animale a uomo) ma intra-specie (per l’appunto, da uomo a uomo). E più veloce significa più contagioso: attraverso fluidi, soprattutto, come aerosol e quindi goccioline d’acqua: ecco perché ci si ammala spesso in ambienti chiusi, e ancora in aereo, in treno, a scuola, dove il sistema di ventilazione distribuisce l’aria ma anche veicola meglio il virus.

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