17 April 2026

IOM: Ottimizzazione del trattamento delle pazienti con tumore della mammella

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Un approccio sempre più personalizzato, multidisciplinare e basato sulla biologia molecolare del tumore. È questa la direzione verso cui si muove oggi la cura del carcinoma mammario, al centro del convegno “Ottimizzare il trattamento delle pazienti con tumore della mammella dallo stadio precoce alla fase metastatica”, organizzato all’Istituto Oncologico del Mediterraneo (IOM) di Viagrande.

L’incontro, giunto alla sua seconda edizione, ha riunito oncologi, chirurghi, radioterapisti e altri specialisti per fare il punto sulle strategie terapeutiche più innovative e sul ruolo crescente delle Breast Unit nella gestione integrata della patologia.

Il valore della multidisciplinarità

«La gestione del carcinoma mammario oggi non può prescindere da un approccio condiviso, capace di mettere insieme competenze diverse per garantire efficacia terapeutica, qualità di vita e appropriatezza delle cure», ha spiegato Dario Giuffrida, direttore del Dipartimento oncologico dello IOM.

Il tumore della mammella rappresenta infatti la neoplasia più frequente nella popolazione femminile e richiede un confronto costante tra professionisti con competenze differenti. Secondo Giuffrida, il futuro dell’oncologia passa proprio dall’integrazione tra innovazione scientifica e lavoro di squadra.

Negli ultimi anni, gli studi di biologia molecolare hanno trasformato la comprensione della malattia. «Oggi abbiamo la possibilità di individuare con maggiore precisione i meccanismi di formazione del tumore e i bersagli molecolari su cui intervenire con terapie mirate», ha sottolineato.

Questa evoluzione consente di sviluppare trattamenti più efficaci e spesso meno tossici rispetto alla chemioterapia tradizionale. L’obiettivo è definire un profilo molecolare sempre più preciso del tumore, così da orientare terapie specifiche per la singola paziente.

Diagnosi avanzata e terapie personalizzate

La personalizzazione delle cure è oggi uno dei pilastri della gestione clinica del carcinoma mammario. Non si tratta più soltanto di formulare una diagnosi istologica, ma di comprendere nel dettaglio le caratteristiche biologiche e genetiche del tumore.

«Il percorso parte dalla diagnosi e dalla caratterizzazione biologica della malattia, fino all’individuazione del trattamento più preciso per ogni paziente», ha aggiunto Giuffrida.

In questo contesto assumono un ruolo centrale le Breast Unit, strutture specializzate dove diverse figure professionali collaborano per definire la strategia terapeutica più adeguata.

Il percorso di cura dalla fase precoce alla metastatica

«Oggi è fondamentale ottimizzare il percorso di cura della paziente con carcinoma mammario dalla fase precoce fino a quella avanzata», ha evidenziato Angela Prestifilippo, oncologa dello IOM.

Secondo l’esperta, la presa in carico all’interno di una Breast Unit rappresenta un passaggio essenziale per garantire un trattamento realmente personalizzato. Oltre alle innovazioni terapeutiche, infatti, il percorso di cura deve includere aspetti spesso trascurati ma fondamentali per la qualità di vita della paziente.

Tra questi rientrano la personalizzazione dell’alimentazione, la preservazione della fertilità e della funzione ovarica nelle pazienti più giovani e un iter diagnostico-terapeutico definito da un team multidisciplinare che valuti la paziente nel suo complesso.

L’approccio multidisciplinare come garanzia di qualità

Il confronto tra specialisti è alla base del lavoro delle Breast Unit. «L’approccio multidisciplinare è la garanzia per offrire la migliore strategia di cura e la migliore qualità assistenziale», ha spiegato Paolo Fontana, coordinatore della Breast Unit dello IOM.

Le decisioni terapeutiche vengono discusse caso per caso durante riunioni dedicate, in cui partecipano chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi e anatomopatologi.

«Il nostro obiettivo non è stabilire chi deve fare di più tra chirurgo, oncologo o radioterapista. L’obiettivo è fare la cosa migliore per la paziente», ha chiarito Fontana.

Tumori più piccoli e trattamenti sempre più mirati

Grazie agli screening e ai progressi diagnostici, oggi molti tumori vengono individuati in fase precoce e con dimensioni ridotte. Questo consente di basare sempre più le scelte terapeutiche sulla biologia del tumore e sulle caratteristiche individuali della paziente.

Parallelamente si stanno affermando terapie innovative e strategie di trattamento meno invasive. In questo contesto assume rilievo il concetto di “de-escalation terapeutica”, ovvero la riduzione dell’intensità delle cure quando non necessaria.

Fontana ha sottolineato come questo approccio non significhi ridurre l’attenzione clinica, ma evitare trattamenti inutili. «La de-escalation deve essere interpretata come la consapevolezza che andare oltre non ha più senso», ha spiegato.

Chirurgia meno invasiva e nuove strategie per i linfonodi

Tra i temi affrontati nel convegno anche l’evoluzione del trattamento dei linfonodi ascellari. L’introduzione della biopsia del linfonodo sentinella e di nuove tecniche diagnostiche consente oggi di limitare gli interventi chirurgici più estesi nei casi selezionati.

«Sono sempre più convinto che, in molti casi, fare meno sia la scelta migliore», ha affermato Fontana, ribadendo che le decisioni devono essere guidate dalla biologia del tumore e non da approcci standardizzati.

Verso cure sempre più sostenibili per le pazienti

Un altro elemento emerso dal confronto riguarda l’impatto delle terapie sulla qualità di vita. Secondo Fontana, quando alle pazienti viene chiesto quale trattamento preferirebbero evitare, la chemioterapia risulta al primo posto, seguita dalla chirurgia e dalla radioterapia.

Questo dato invita gli specialisti a ripensare costantemente le strategie terapeutiche, puntando su soluzioni efficaci ma meno invasive quando possibile.

«Dobbiamo essere aperti al confronto e trovare ogni volta la soluzione migliore per la singola paziente», ha concluso Fontana. «Ciò che è giusto per una persona può non esserlo per un’altra».

Redazione

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