Nel contesto del Linfedema Talk 2026, ospitato al Teatro Naselli di Comiso, l’intervento di Matteo Bertelli ha offerto uno sguardo diverso, meno clinico e più orientato alla ricerca di base, ma non per questo distante dalla realtà dei pazienti.
La sua presenza nasce, come lui stesso racconta, da un doppio legame: personale e scientifico. Da un lato l’amicizia con Francesco Forestiere, fondatore di SOS Linfedema, dall’altro un interesse consolidato per la ricerca, in particolare nel campo delle malattie rare.
Bertelli lavora infatti nell’ambito delle cosiddette scienze “omiche”, discipline che studiano in modo integrato il patrimonio genetico, molecolare e cellulare degli individui. Applicate al linfedema, queste tecnologie consentono di approfondire i meccanismi alla base della malattia, individuando possibili correlazioni genetiche e aprendo la strada a un approccio sempre più personalizzato.
Il suo intervento non si è soffermato su aspetti tecnici, ma ha restituito il senso più ampio del lavoro scientifico: la ricerca non come attività isolata, ma come processo che si nutre di confronto, relazioni e condivisione.
Proprio questo è stato, nelle sue parole, uno degli elementi più significativi dell’evento di Comiso. L’incontro con professionisti provenienti da ambiti diversi, unito a una forte componente umana, ha rappresentato un valore aggiunto che va oltre il semplice aggiornamento scientifico.
Bertelli sottolinea come momenti di questo tipo siano fondamentali anche per chi si occupa di ricerca, perché permettono di mantenere un contatto diretto con le persone e con le storie che stanno dietro ai dati e agli studi.
Matteo Bertelli è un ricercatore impegnato nello studio delle malattie rare e nelle scienze omiche, con attività focalizzate sull’analisi genetica e molecolare delle patologie complesse. Il suo lavoro è orientato allo sviluppo di modelli di medicina personalizzata applicati anche al linfedema.




