Nel dibattito scientifico emerso durante la Giornata Mondiale del Linfedema 2026 a Comiso, l’intervento del professor Raul Mattassi ha riportato l’attenzione su un ambito ancora poco esplorato ma cruciale: quello delle malformazioni vascolari.
Chirurgo con una lunga esperienza in questo settore, Mattassi ha sottolineato come il confine tra linfedema e malformazioni vascolari sia spesso sottile, ma clinicamente determinante. Il linfedema stesso, ha ricordato, rientra nel capitolo delle anomalie vascolari, ma esistono condizioni linfatiche correlate che presentano caratteristiche differenti e richiedono approcci terapeutici specifici.
Il nodo centrale, secondo Mattassi, è proprio la capacità di distinguere. Una diagnosi imprecisa rischia di indirizzare il paziente verso trattamenti non adeguati, mentre un corretto inquadramento consente di individuare percorsi terapeutici mirati. È un lavoro che richiede esperienza, formazione e una conoscenza approfondita della materia.
E qui emerge una delle criticità più rilevanti: le malformazioni vascolari sono, di fatto, patologie “orfane”. Pochi specialisti se ne occupano e ancora meno sono i professionisti che intraprendono un percorso dedicato a queste condizioni. La complessità clinica e la necessità di una formazione altamente specifica rappresentano, da un lato, una barriera; dall’altro, un’urgenza per il sistema sanitario.
Mattassi evidenzia una difficoltà concreta: il ricambio generazionale. Mancano nuovi medici disposti a specializzarsi in questo ambito, e questo si traduce in una carenza di centri e competenze in grado di rispondere ai bisogni dei pazienti. Una situazione che rischia di lasciare molte persone senza un riferimento adeguato.
In questo contesto, la differenziazione tra linfedema e altre patologie linfatiche diventa un passaggio fondamentale. Non si tratta solo di una distinzione teorica, ma di una scelta clinica che incide direttamente sulla qualità delle cure e sugli esiti terapeutici.
La presenza di questo tema all’interno di un congresso dedicato al linfedema assume quindi un valore strategico. Non solo per informare il pubblico, ma anche per richiamare l’attenzione delle istituzioni sanitarie. Secondo Mattassi, è necessario che queste patologie trovino spazio nelle agende decisionali, sia in termini di organizzazione dei servizi sia di investimenti nella formazione.
Il messaggio è chiaro: esiste una domanda di cura reale, spesso insoddisfatta, da parte di pazienti che faticano a trovare specialisti in grado di seguirli. Dare visibilità a queste condizioni significa anche creare le basi per una risposta più strutturata.
Per questo, conclude Mattassi, momenti come quello di Comiso non dovrebbero restare confinati all’ambito scientifico, ma diventare strumenti di sensibilizzazione più ampia, capaci di arrivare anche a chi è chiamato a governare la sanità.




