17 April 2026

Renzo Lombardi: “Le lesioni degli arti inferiori sono una sfida clinica e sociale. Servono percorsi strutturati e multidisciplinari”

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Nel corso della Giornata Mondiale del Linfedema 2026, al Teatro Naselli di Comiso, tra gli interventi più tecnici e allo stesso tempo concreti si è distinto quello del dottor Renzo Lombardi, chirurgo vascolare dell’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze.

Il suo punto di vista parte da un dato chiaro: le lesioni degli arti inferiori rappresentano ancora oggi un problema rilevante, non solo dal punto di vista clinico ma anche per l’impatto sociale ed economico che comportano. Ulcere croniche, complicanze vascolari e condizioni associate come il diabete o il linfedema avanzato richiedono una gestione strutturata, che non può essere lasciata a interventi isolati o discontinui.

Lombardi insiste su un concetto preciso: la necessità di costruire percorsi assistenziali interni alle strutture sanitarie, capaci di integrare competenze diverse. La gestione efficace delle lesioni passa infatti da un’organizzazione che coinvolga in modo coordinato medici, infermieri e fisioterapisti, con protocolli chiari e continuità di trattamento.

Accanto alle tecniche tradizionali, come il debridement e gli innesti cutanei, oggi si affiancano approcci più avanzati. La medicina rigenerativa, attraverso l’impiego di sostituti dermici o cellule staminali, apre nuove possibilità terapeutiche, offrendo strumenti aggiuntivi nei casi più complessi o resistenti alle terapie convenzionali. Non si tratta di sostituire ciò che già funziona, ma di ampliare le opzioni a disposizione del clinico.

In questo quadro rientra anche il linfedema, che Lombardi descrive come una condizione complessa, soprattutto nelle fasi avanzate, quando possono comparire lesioni cutanee difficili da trattare. La gestione del paziente linfedematoso non si limita alla terapia conservativa — fisioterapia e bendaggio — ma può includere anche soluzioni chirurgiche, sia per gli arti inferiori sia per quelli superiori, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e ridurre le complicanze.

Un passaggio centrale del suo intervento riguarda proprio l’inquadramento corretto delle lesioni: non sono esclusivamente legate a patologie arteriose o venose, né solo al diabete. Anche il linfedema, nelle sue forme più avanzate, può evolvere in quadri ulcerativi complessi, che richiedono competenze specifiche e un approccio integrato.

Da qui, il richiamo alla multidisciplinarietà, che non viene evocata come principio teorico ma come condizione operativa indispensabile. Chirurghi vascolari, angiologi, infermieri e fisioterapisti devono lavorare insieme, condividendo obiettivi e strategie, per garantire risultati concreti.

La presenza a Comiso assume, nelle parole di Lombardi, anche un valore ulteriore: quello dello scambio tra realtà diverse. L’incontro tra esperienze provenienti da territori differenti, come la Toscana e la Sicilia, può diventare il punto di partenza per future collaborazioni, con l’obiettivo di migliorare i modelli organizzativi e la qualità dell’assistenza.

Il suo intervento restituisce, in definitiva, un’immagine della medicina vascolare come disciplina in evoluzione, dove tecnologia, organizzazione e lavoro di squadra devono procedere insieme per affrontare patologie complesse e sempre più diffuse.

Redazione

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