Attualità, strategie, terapie e politiche sanitarie per eradicare l’Epatite C anche tra i tossicodipendenti. A Lecce il congresso “Community C Free” nella Comunità Emmanuel “le Sorgenti” con oltre 150 operatori sanitari e specialisti presenti. Nuovi test salivari e gestione della rete infettivologica locale tra comunità, ospedale e territorio.
Tra i membri delle comunità sono numerosi i pazienti ex alcolisti con patologie dell’apparato gastroenterico e gli ex tossicodipendenti che presentano malattie infettive.

Lecce, 2 Ottobre 2020

Lecce, centro di riferimento per le malattie infettive e per la prevenzione contro un virus che si può vincere: l’Epatite C. Ma occorre fare Rete e combattere contro le altre patologie infettive, nonché contro l’emergenza Coronavirus. E’ in corso in queste ore, nella Sala Mosaico della Comunità Emmanuel “le Sorgenti” del capoluogo, il congresso “Community C Free”, con presenti oltre 150 operatori sanitari e specialisti, tra educatori professionali, psicologi, medici chirurghi, infettivologi, medici di famiglia e infermieri in varie modalità.

L’appuntamento, realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie, ha come responsabile scientifico Vincenzo Leone, Medico Psicoterapeuta Specialista malattie infettive, Coordinatore servizio Sanitario Comunità Emmanuel – e punta a sensibilizzare, informare, motivare e procedere verso percorsi diagnostico-terapeutici dell’epatite HCV, attraverso test rapidi salivari e, quando necessario, cure efficaci, ben tollerate, di breve durata e facilmente gestibili. Occorre richiamare l’attenzione sulle necessità di costruire, insieme a istituzioni, ospedale, servizi delle dipendenze territoriali, un sistema comune di gestione delle problematiche HCV correlate.

 

LE EPATITI VIRALI CRONICHE

Le epatiti virali croniche da Epatite B ed Epatite C interessano più di 2 milioni di persone nel nostro Paese e molti di questi soggetti non sanno nemmeno di essere infetti, per cui non fanno riferimento ad alcun centro di cura, nonostante esistano da anni farmaci efficacissimi. Queste malattie sono progressivamente ingravescenti, ma restano silenti da un punto di vista clinico e per questo motivo spesso rimangono misconosciute. Ciò ha delle enormi ripercussioni per il paziente, che rischia di ritrovarsi con una patologia epatica severa ed una grave insufficienza d’organo che lo porta al tumore, al trapianto o alla morte. Ma un’infezione non curata ha delle conseguenze più in generale per l’intera società, perché se il virus non viene eradicato continua ad essere trasmesso di persona in persona, magari inconsapevolmente.

 

ALLARME HCV NEI TOSSICODIPENDENTI

I tossicodipendenti rappresentano un importante “serbatoio” per il virus dell’Epatite C. Si stima infatti che, nel corso del primo anno “di attività”, più del 50% dei tossicodipendenti per via endovenosa si infetti di HCV, con un’incidenza che è quindi 1000 volte maggiore rispetto alla popolazione generale; ed ancora, è stato definito che ogni singolo soggetto positivo infetti altre 20 persone durante i primi 3 anni di dipendenza. I dati più recenti fanno presumere che circa il 40% dei soggetti che fanno riferimento ai servizi di cura territoriale (SERD) sia venuto in contatto con il virus, ma certamente si tratta di numeri altamente sottostimati; del resto, solo 1/3 dei tossicodipendenti ad altro rischio fa riferimento ad un SERD (servizio per le tossicodipendenze) e di questi appena il 20% viene sottoposto alla ricerca di HCV (fonte: PDCM relazione annuale al Parlamento, anno 2019) . C’è quindi una larghissima fetta di soggetti che non conosce nemmeno il proprio stato sierologico e che non affronta il problema.

Da ciò deriva la necessità di un importante sforzo di politica sanitaria – spiega Paolo Tundo, Direttore Malattie Infettive dell’Ospedale di Galatina, consigliere regionale SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – che miri a far emergere il sommerso ed a facilitare lo screening per HCV fra i tossicodipendenti (come anche in tutte le altre categorie a rischio), avviando poi prontamente alla cura quelli risultati positivi. Le ricadute sarebbero estremamente positive, non solo per il singolo paziente (che certamente è a più a rischio di evoluzione verso la cirrosi epatica in considerazione della molteplicità di fattori tossici a cui si espone), ma più in generale si bloccherebbe la catena delle infezioni per l’intera società e si potrebbe ambire ad una vera eradicazione definitiva di HCV nel Paese“.

 

LE NUOVE TERAPIE PER COMBATTERE L’HCV

Dopo oltre un decennio in cui l’unica terapia per l’Epatite C disponibile era quella basata sulla duplice trattamento con interferone + ribavirina, negli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria rivoluzione per la cura di questa patologia: farmaci che hanno permesso di semplificare drasticamente le terapie, portare i tassi di cura quasi al 100%. “Alcune di queste terapie – afferma Donato De Giorgi, Presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce – sono assolutamente prive di grandi problematiche, ma spesso (nel 65% dei casi) la terapia contiene un messaggio di maratona, accettabile con difficoltà, anche da un punto di vista della qualità della vita dei soggetti interessati (effetti collaterali e la terapia stessa, che in un certo senso e per un certo tempo restituisce tutte le negatività prodotte dalla malattia). Ma al termine di questo faticoso percorso, le prospettive di un netto miglioramento della qualità di vita o addirittura della guarigione, sono il faticoso successo di ognuno (sia i soggetti tossicodipendenti, che gli operatori)“.

Oggi, per fortuna, disponiamo di farmaci estremamente efficaci contro il virus dell’epatite C – aggiunge Tundo  Si tratta di regimi molto semplici che prevedono l’assunzione di una o tre compresse al giorno, per otto o 12 settimane, sostanzialmente privi di effetti collaterali, utilizzabili per qualsiasi tipo di paziente indipendentemente dall’età è da comorbidita, ma soprattutto con un’efficacia del 99% dei casi. Tutto ciò significa che nell’arco di appena tre mesi il virus dell’epatite C può essere debellato per sempre“.

 

LE ALTRE MALATTIE INFETTIVE DEI TOSSICODIPENDENTI

Nelle comunità di tossicodipendenti le malattie infettive sono ovviamente piuttosto frequenti, sulla base di una ridotta capacità di risposta immunologica, ma anche per specifiche malattie infettive e di focolai che vengono interessati. E’ importante valutare l’età, il censo e l’appartenenza sociale e culturale (particolarmente rilevanti le classi più basse), il luogo di origine del tossicodipendente (particolarmente l’Europa orientale, ma anche i paesi dell’Est), ma soprattutto il periodo in cui il soggetto è stato dipendente.

Nella nostra esperienza – aggiunge De Giorgi – vi è un 30% di tossicodipendenti con positività HCV sintomatica e un altro 25% almeno (secondo gli studi più autorevoli) con HCV senza sintomatologia. Sempre tra i sintomatici (noti) vi è poi un 9 % di HIV positivi, oltre al 3% di tossicodipendenti con positività per Toxoplasmosi, nel 18% vi è poi una positività a vari agenti patogeni (Tubercolosi, Sifilide, ascessi con Klebsiella Pneumoniae, Colibacilli, Escherichia Coli, pericarditi, ecc). Deve invece essere valutata con attenzione la possibilità di infezioni su base Covid-19 per i tossicodipendenti“.

La recente esperienza con il Covid – conclude Tundo – ha ricordato a tutti noi quanto siano diffuse e potenzialmente pericolose le malattie infettive. Periodicamente ci sono delle infezioni che raggiungono le prime pagine dei giornali (SARS, influenza aviara, ..) ed attirano l’attenzione dell’opinione pubblica, ma molte altre condizioni non fanno notizia, anche se che sono assai più numerose da un punto di vista numerico e spesso anche più gravi in termini di mortalità: basti pensare alla tubercolosi, alle infezioni a trasmissione sessuale (fra cui Hiv e sifilide), alle infezioni da germi multiresistenti, alle meningiti o alle epatiti virali. Questi sono davvero i pazienti che rappresentano la nostra quotidianità lavorativa, in ambulatorio o in ospedale“.

 

I NUMERI DELLA COMUNITA’ A LECCE

In Comunità Emmanuel vengono ospitati circa 300 pazienti, tutti affetti da disturbi da uso di sostanze. Considerando la sostanza d’abuso primaria, il 28% sono in trattamento per la cocaina, il 24% per l’eroina, il 23% per l’alcol, il 19% per poliassunzione, il 6% per altre sostanze o gioco d’azzardo patologico. “Altri problemi concomitanti più frequentemente riscontrati sono – afferma Danilo Cozzoli, Associazione Comunità Emmanuel onlus – in ambito medico, problematiche a carico all’apparato gastroenterico per gli alcolisti e malattie infettive per i tossicodipendenti (11% HCV). In ambito psicologico si riscontrano ansia (33%), depressione (17%) e disturbi dell’umore (17%). Le principali paure dei pazienti sono di non riuscire a liberarsi dalla dipendenza e di non poter risolvere i problemi derivanti da essa, specie di ordine socio-lavorativo e familiare. Il 62% dei pazienti presentano condizioni di bassa contrattualità, e la speranza è nel reinserimento lavorativo e nella risoluzione dei conflitti familiari“.

 

I TOSSICODIPENDENTI NELLE COMUNITA’ ITALIANE

I tossicodipendenti in comunità stanno pagando costi altissimi in termini di salute e vite perdute a causa dell’HCV: ora si può guarire con l’eradicazione completa del virus – spiega Vincenzo Leone, Medico Psicoterapeuta Specialista malattie infettive, Coordinatore servizio Sanitario Comunità Emmanuel – L’Associazione Comunità Emmanuel ha strutture operative nel Nord Italia (Lombardia, Piemonte) dove tra le persone accolte l’infezione da HCV non supera il 30-35%. La maggior parte delle sedi operative sono distribuite nel Centro-Sud (Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia) dove rileviamo percentuali di sieroconversione per HCV anche superiori al 50%. L’elemento di criticità preoccupante che caratterizza tutte le sedi è che, nel primo periodo di accoglienza, almeno un quarto della popolazione, non è a conoscenza del proprio status HCV“.


Nella foto: Donato De Giorgi

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