Il direttore generale Angelo Aliquò racconta le sfide e il rilancio dell’ospedale romano
Il Ospedale San Camillo Forlanini rappresenta da quasi un secolo uno dei pilastri della sanità italiana. Fondato nel 1931, è oggi uno dei più importanti centri sanitari della Capitale e un punto di riferimento non solo per Roma, ma per l’intera Regione Lazio e anche a livello nazionale.
Con una superficie complessiva di oltre 238.000 metri quadrati, una struttura organizzata a padiglioni e circa 1000 posti letto, il San Camillo si conferma il più grande ospedale pubblico non universitario del Lazio, distinguendosi per l’elevata qualità dell’assistenza, della ricerca e delle competenze professionali.
A guidare questo complesso sistema è oggi Angelo Aliquò, manager sanitario stimato a livello nazionale, con un background non convenzionale: quello di architetto.
Una visione diversa della sanità
«Quando qualcuno diceva: “Un architetto in sanità?” — racconta Aliquò — io rispondo che non sono il primo e non sarò l’ultimo».
Una formazione che, lungi dall’essere un limite, rappresenta un valore aggiunto.
L’approccio architettonico, infatti, si traduce in una lettura più ampia degli spazi ospedalieri: non solo luoghi da costruire o ristrutturare, ma ambienti da vivere.
«Il mio lavoro — spiega — non è solo ristrutturare un ospedale nato negli anni ’30, ma capire come le persone si muovono al suo interno, come vivono gli spazi, come questi influenzano le relazioni e i percorsi di cura».
In un ospedale a padiglioni come il San Camillo, questo tipo di visione diventa strategica: migliorare l’organizzazione degli spazi significa migliorare anche l’esperienza del paziente e l’efficienza dei servizi.
Un ospedale che cambia: lavori e nuovi reparti
La direzione strategica è oggi impegnata in un importante piano di ristrutturazione e ammodernamento, sostenuto da diversi canali di finanziamento, tra cui fondi nazionali e PNRR.
I primi risultati sono già concreti:
- Il nuovo pronto soccorso è completato e pronto all’apertura imminente
- Un nuovo reparto di chirurgia porterà 34 posti letto aggiuntivi
- In fase avanzata l’ospedale di comunità, progetto chiave per l’assistenza territoriale
- Nuovo reparto di neurochirurgia quasi ultimato
- Completamente rinnovata l’UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologica)
- Inaugurata la nuova chirurgia dei trapianti, con ulteriori sviluppi in arrivo tra studi medici e posti di semi-intensiva
Interventi che non rappresentano solo un aggiornamento strutturale, ma un vero salto di qualità nell’organizzazione dell’offerta sanitaria.
Le tre grandi sfide della sanità moderna
Guardando al futuro, il direttore generale individua tre sfide centrali.
1. Governare la complessità
La sanità evolve rapidamente, così come i bisogni dei cittadini.
«Le persone sono sempre più consapevoli — sottolinea — e chi arriva in ospedale è spesso fragile, anziano, con patologie multiple e talvolta solo».
2. Garantire sostenibilità senza perdere qualità
Una sfida cruciale: mantenere elevati standard di cura senza compromettere accessibilità ed efficienza.
«Dobbiamo utilizzare al meglio le risorse, investire nei processi giusti e fare scelte strategiche».
3. Valorizzare i professionisti
Il vero cuore del sistema sanitario.
«Possiamo fare tutte le riforme possibili — conclude Aliquò — ma senza il coinvolgimento delle persone che lavorano nella sanità, non avremo mai successo».
Innovazione, persone e futuro
Il percorso del San Camillo Forlanini è oggi segnato da tre parole chiave: innovazione, formazione e investimento nelle risorse umane.
Un equilibrio complesso, ma necessario, per continuare a garantire cure di alta qualità in un contesto sanitario sempre più esigente.
E proprio da questa visione integrata — fatta di spazi, persone e organizzazione — passa il futuro di uno degli ospedali più importanti d’Italia.




