Aprile mese della prevenzione dell’ictus: l’importanza di una strategia personalizzata

La Società Italiana di Neurologia e l’Italian Stroke Organization richiamano l’attenzione sull’importanza di attuare una strategia personalizzata che tenga conto dei fattori di rischio dell’individuo e delle possibilità di intervento su questi. Il riconoscimento precoce e la rimozione di tali fattori di rischio può ridurre fino al 70% dei casi la probabilità di andare incontro all’ictus.

Roma, 22 Aprile 2021

In occasione dell’iniziativa “Aprile mese della prevenzione dell’ictus cerebrale” realizzata da A.L.I.Ce. Italia Odv, la Società Italiana di Neurologia (SIN) e l’Italian Stroke Organization (ISO) richiamano l’attenzione sull’importanza di attuare una strategia personalizzata che tenga conto dei fattori di rischio dell’individuo e delle possibilità di intervento su questi. Il riconoscimento precoce e la rimozione di tali fattori di rischio può ridurre fino al 70% dei casi la probabilità di andare incontro all’ictus, patologia che ogni anno colpisce circa 150.000 persone.

La parola “ictus” o colpo, ”stroke” in inglese,  evoca immagini di un evento imprevedibile, un fulmine a ciel sereno – afferma il Prof. Massimo Del Sette, Vicepresidente della Società Italiana di Neurologia –  In realtà, pur essendo l’ictus una malattia che si presenta improvvisamente, le condizioni che lo rendono possibile si sviluppano nell’arco del tempo, anche di anni, e pertanto possono essere previste e prevenute attraverso l’individuazione dei fattori di rischio ossia quelle condizioni che aumentano la probabilità di andare incontro alla malattia”.

Tra i fattori di rischio per l’ictus vi sono molte variabili che possono essere identificate e ridimensionate, se non addirittura rimosse. Si parla, infatti, di fattori di rischio modificabili che sono legati allo stile di vita come dieta ricca di grassi animali, sedentarietà, fumo di sigaretta, sostanze stupefacenti, abuso di alcool, oppure legati a condizioni patologiche, quali ipertensione, diabete, malattie cardiache quali la fibrillazione atriale, ipercolesterolemia, obesità.

Anziché agire su una lista anonima di fattori di rischio occorre, quindi, delineare un profilo di rischio individualizzato, intervenendo con maggiore energia sui fattori critici più rilevanti per la singola persona. Solo indicazioni “su misura”, la c.d “medicina sartorializzata”, possono infatti consentire di ridurre il rischio di andare incontro ad un ictus

Oggi – dichiara il Prof. Danilo Toni, Presidente dell’Italian Stroke Organization – l’aumentata attenzione verso stili di vita sani, l’uso di innovazioni tecnologiche, come le applicazioni per smartphone di supporto ai programmi di fitness, di registrazione dell’attività cardiaca o per diete personalizzate, e l’avvento di nuove categorie di farmaci hanno reso personalizzabili le strategie per la prevenzione dell’ictus che devono comunque essere sempre governate dal medico curante o dal neurologo per evitare erronee impostazioni dovute alle comuni pratiche del “fai da te”.

Controllo medico soprattutto per l’utilizzo dei cosiddetti “integratori”, che spesso agiscono con modalità del tutto simile a quelle dei farmaci e necessitano comunque di sorveglianza, anche circa le possibili interazioni con altri farmaci che la persona può assumere.

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