Arresto cardiaco e rianimazione cardiopolmonare ai tempi del Covid

Considerato che 7 arresti cardiaci su 10 avvengono in casa, cosa accade quando la persona colpita è anche malata di Covid-19? L'”Italian Resuscitation Council-IRC”, la società scientifica che si occupa della diffusione della cultura e dell’organizzazione della rianimazione cardiopolmonare in Italia, insieme all’”European Resuscitation Council” ha redatto delle linee guida per eseguire la rianimazione cardiopolmonare in sicurezza durante la pandemia Covid-19.

di Melania Sorbera

Dover soccorre una persona che improvvisamente viene colta da arresto cardiaco non è semplice neanche in condizioni normali. Come muoversi, allora, qualora dovesse accadere? “E’ fondamentale innanzitutto indossare i dispositivi di protezione contro il Covid-19, la mascherina e i guanti – spiega Silvia Scelsi, direttore del Dipartimento delle professioni sanitarie dell’Istituto pediatrico “Giannina Gaslini” di Genova, nominata di recente, insieme al nuovo consiglio direttivo, presidente dell’Italian Resuscitation Council-IRC per il biennio 2021/2023 – Abbiamo imparato cosa sono. Non bisogna avvicinarsi al viso della vittima ma bisogna scuoterla dalla parte bassa del corpo, dal bacino, per capire se è cosciente e risponde alle nostre domande oppure no. Occorre osservare l’infortunato per 10 secondi e sia che dia segni di vita o meno chiamare il servizio di emergenza medica 112 o 118, a seconda delle regioni, dunque procedere con le manovre di rianimazione se si è in grado di poter prestare aiuto“. Molte di queste persone potrebbero essere salvate grazie all’intervento rapido di un qualunque cittadino che si trovi vicino alla vittima, anche se non addestrato. “Se si è in grado di fare qualcosa – continua la presidentessa – si scopre il torace della persona, si chiede un defibrillatore qualora fosse possibile, altrimenti si inizia la compressione toracica esterna. La manovra di pronto soccorso può essere eseguita anche seguendo le istruzioni del centro operativo di emergenza. Quello che dobbiamo comunicare a chi ascolta dall’altro capo del telefono quando chiediamo soccorso è che la vittima non risponde e non dà segni di vita. In alcune regioni il testimone di un arresto cardiaco può, anche, mettersi in contatto video con la stessa centrale operativa – per esempio in Emilia Romagna o in Lombardia – e seguire le direttive della centrale“. E’ meglio chiamare i soccorsi o intervenire anche se non è la prima volta? “Se una persona non è addestrata non deve avere paura e deve prestare comunque soccorso. La legge 116 del 4 agosto 2021, una legge promossa dall’IRC dice che chiunque si trovi davanti ad una persona che non dà segni di vita potrà intervenire e non sarà soggetto ad alcuna conseguenza legale per il soccorso che ha prestato. Ci sono 5-8 minuti fondamentali in queste situazioni. Minuti in cui quella persona può essere trattenuta, in vita, in attesa che arrivino i soccorsi avanzati, quindi quelle manovre sono importantissime per la sopravvivenza della vittima e devono essere fatte il prima possibile. L’importante è che le persone facciano ricevendo le manovre di rianimazione cardiopolmonare, più adatte, anche durante un’emergenza internazionale come la pandemia di Covid-19″.

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