Autismo, Progetto Tartaruga: modello teorico evolutivo a mediazione corporea

Il progetto riabilitativo Tartaruga dell’Istituto di Ortofonologia si basa sul modello teorico evolutivo a mediazione corporea che considera il bambino nella sua complessità e individualità.

28 Marzo 2021 

Il progetto riabilitativo Tartaruga per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) si basa sul modello teorico evolutivo a mediazione corporea DERBBI – Developmental, Emotional Regulation and Body-Based Intervention, che considera il bambino nella sua complessità e individualità. “Questo modello ha la peculiarità di seguire le fasi evolutive – spiega l’equipe multidisciplinare IdOe significa che man mano che il bambino cresce, e man mano che aumenta il tempo di terapia, dal momento della presa in carico in poi, il modello si trasforma ‘insieme al bambino’ e alla sua famiglia, che è parte integrante del progetto abilitativo-riabilitativo ed educativo. In ogni anno di terapia vengono attivate nuove proposte al bambino“. L’IdO sposta quindi il focus sulla dimensione corporea, intesa come la sede principale di ogni vissuto emotivo del bambino e come veicolo per la strutturazione di forme comunicativo-relazionali che partono dalle prime esperienze di sintonizzazioni con il caregiver primario. Questo perché i bambini con autismo “rischiano di essere sopraffatti dalle emozioni – chiarisce Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie IdO – e bisogna partire da questa specifica difficoltà che mostrano, fin dall’inizio e con gradualità diverse, nel ‘volgersi verso’ l’altro”.

Durante i quattro anni di terapia, previsti dal progetto Tartaruga, le variabili presenti in termini di criticità e potenzialità evolutive impongono una personalizzazione dell’intervento in base alle specificità del bambino, in un’ottica di flessibilità clinica. Fondamentale, quindi, la presenza di un’equipe multidisciplinare, sia in fase valutativa che terapeutica, la collaborazione con l’ambiente scolastico e il coinvolgimento dei genitori all’interno del progetto stesso. Psicomotricità, psicoterapia, logopedia e servizio scuola sono i quattro cardini di questo modello riabilitativo che, questa mattina, è stato presentato in occasione della terza lezione del corso ‘Autismo, progetto riabilitativo Tartaruga-DERBBI’, realizzato dall’IdO in collaborazione con la Fondazione Mite e il patrocinio della Società Italiana di Pediatria.

EPIDEMIOLOGIA E SCUOLA – Nei fatti ormai i disturbi dello spettro autistico rappresentano una condizione sempre più diffusa, che in Italia riguarda circa 600mila famiglia, e sempre meglio identificata. Numeri alla mano la capacità di individuare la sindrome negli ultimi 40 anni è salita in modo esponenziale: se negli Stati Uniti si andava da 1 su 10.000 negli anni ’70, oggi siamo a 1 su 59 secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta. In Italia le statistiche variano da regione a regione, ma in generale si parla di un bambino ogni 100/150. “Possiamo affermare che in ogni scuola ci sono studenti con autismo – conferma Federico Bianchi di Castelbianco, Direttore IdO – ed è totalmente diverso intervenire nella scuola dell’infanzia piuttosto che alle elementari o alle medie. Sono tutte modalità diverse – spiega lo psicoterapeuta dell’età evolutiva – e ne dobbiamo tenere conto, perché non può esserci una modalità unica di trattamento“.

Le sei relatrici dell’IdO (Sara Rocco, logopedista e psicomotricità; Silvia Santurro, logopedista e psicomotricità; Pamela Piccari, psicologa; Simona d’Errico, coordinatrice del progetto Tartaruga; Federica Milana, psicologa; e Mariapaola Sforza, psicologa e psicoterapeuta) hanno approfondito oggi tre aree: la sensorialità, la logopedia e la psicomotricità.

AREA SENSORIALITA’ – “Le anomalie della processazione sensoriale rappresentano un aspetto oramai considerato caratteristico all’interno dei disturbi dello spettro autistico. Una valutazione sia qualitativa che quantitativa – spiegano le esperte – attraverso strumenti specifici, che permette di orientare l’intervento terapeutico, valutando la componente neurobiologica relativa alla disfunzionalità sensoriale e le risposte emotive correlate manifestate dal bambino attraverso il corpo”.

AREA PSICOMOTORIA – L’intervento psicomotorio all’interno del Progetto Tartaruga permette di intercettare i blocchi emotivi e le potenzialità latenti del bambino inscritte nel corpo: dal dialogo tonico all’organizzazione di uno schema corporeo e motorio che consente al bambino di sperimentare e sperimentarsi, di organizzarsi in base agli stimoli presenti stando in relazione e attraverso attività senso-motorie che veicolino l’accesso alla successiva area simbolica.

AREA LOGOPEDICA – L’intervento logopedico rappresenta un continuum evolutivo all’interno del Progetto Tartaruga, che accompagna il bambino sin dal suo ingresso, declinandosi in un approccio terapeutico globale che prevede: disponibilità e intenzionalità nella relazione, organizzazione ortofonica, supporto sviluppo ed utilizzo funzionale del canale verbale, pre-requisiti degli apprendimenti e metacognizione linguistica.

Il corso prevede ancora tre incontri e si concluderà il 24 aprile. È rivolto a psicologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, logopedisti, psicomotricisti, educatori professionali, insegnanti di sostegno, insegnanti curriculari, pedagogisti, operatori del settore e genitori. L’obiettivo è diffondere un’informazione approfondita e fornire strumenti osservativi e operativi per predisporre opportuni interventi riabilitativi rivolti ai minori che rientrano nei disturbi dello spettro autistico alla luce dei risultati raggiunti attraverso l’approccio evolutivo DERBBI.

Per rivedere le lezioni e avere ulteriori informazioni è possibile consultare questo link

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