Come riconoscere il disagio nei ragazzi?

Si diventa adolescenti intorno ai 13-14 anni, la produzione di ormoni cambia, cambia la fisicità di quelli che una volta erano bambini. Il mondo emotivo, intellettivo e culturale assume altri connotati. Spesso chi vive con un adolescente non sa come affrontare questo cambiamento.

di Melania Sorbera

Qualora vi fossero dei disagi, cambia anche il loro modo di percepirli. Come fare a riconoscerne i segnali? Ne parliamo con Giovanna Blanco, psicologa, consigliere dell’Ordine degli psicologi della Regione Sicilia. “Riconoscere il disagio in adolescenza non è spesso semplice per un genitore, perché i ragazzi appaiono sfuggenti ed impenetrabili – spiega la dottoressa Blanco spesso trincerati dietro impegni sociali o scolastici o peggio, chiusi nel mondo delle loro stanze o dei loro telefonini. I segnali che i ragazzi lanciano sono spesso sottovalutati o sminuiti dagli adulti, a volte è una frase buttata fuori quasi casualmente e poi negata, una richiesta strana o un rifiuto insolito che si manifesta per la prima volta. Nei casi in cui il dialogo è difficile, se non impossibile, i genitori devono prestare attenzione ai cambiamenti manifestati in casa o a scuola: per esempio variazioni nel profitto scolastico, assenze ripetute, isolamento sociale e chiusura, irascibilità improvvisa e dirompente, variazioni nelle condotte alimentari o nelle abitudini dei pasti, difficoltà nel sonno. Questi sono soltanto alcuni esempi che dovrebbero far attivare un campanello d’allarme e spingere gli adulti ad osservare più attentamente i loro ragazzi, senza eccessiva intrusività, fino ad intercettare il problema in corso e trovare una soluzione“. Quali consigli dare ai ragazzi per riuscire a gestirlo? “Ai ragazzi che stanno attraversando il disagio adolescenziale e che provano a farsi carico esclusivo della loro sofferenza, senza chiedere aiuto, va assolutamente detto di cercare un adulto a cui poter confidare la loro sofferenza: un genitore, un parente, un allenatore, un insegnante o qualunque altra persone che possa godere della loro fiducia. Spesso i ragazzi fanno dei tentativi che cadono nel vuoto e non sortiscono alcun risultato. A questi ragazzi va consigliato di continuare a cercare finché non troveranno un adulto capace di accogliere quello che stanno provando e dare loro conforto ed indicazioni“. Spesso chi vive con un adolescente è in cerca di aiuto, di qualche consiglio per instaurare un buon rapporto con questi ragazzi. “Il rimedio per il disagio adolescenziale – dice la psicologa – è l’elaborazione della sofferenza in atto attraverso la parola e l’ascolto: i ragazzi hanno bisogno di poter dare un nome a quello che sta loro accadendo, di poterlo raccontare ad un adulto capace di reggere, comprendere ed accogliere la portata emotiva della loro sofferenza. Quando si parla di disagio adolescenziale, infatti, si apre un vasto capitolo della Psicologia umana che riguarda il processo di costruzione della propria identità e la costruzione di un sé adulto e differenziato. Questi processi evolutivi hanno a che vedere con un maremagnum emotivo che richiede contenimento e guida. Spesso e volentieri gli adulti che circondano questi ragazzi sono impreparati ad affrontare questo passaggio di vita perché loro stessi sono portatori di sofferenze adolescenziali irrisolte o hanno dimenticato cosa significa l’adolescenza“. Cosa serve, dunque, per aiutarli? “Per aiutare un ragazzo che soffre nel periodo dell’adolescenza, sarebbe necessario il supporto di un adulto risolto che possa essere fonte di rassicurazione e che sappia reggere alle tempeste emotive in corso e accogliere l’incertezza che l’adolescenza apre in ogni famiglia. Nei casi in cui, i genitori sentono di non riuscire a comprendere cosa stia accadendo al loro figlio, allora è fondamentale rivolgersi ad un professionista per avviare un percorso di psicoterapia che metta in luce i nodi problematici e aiuti insieme genitore e figli a sciogliere le matasse emotive per intessere una nuova e più serena trama della vita familiare“.

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