L’appello dei medici e ricercatori italiani inviato al Governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi


Roma, 2 Novembre 2020

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni.

Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico, in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi. Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: «Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità» Questo quadro, continuano gli autori del documento, «impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente».

Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di “zone rosse” per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l’assunzione di personale sanitario, l’adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.

Gli scienziati domandano, inoltre, l’inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l’obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.

Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è «essenziale» che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. «La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: «la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l’attività lavorativa dei genitori».

Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell’anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio.

Gli autori concludono chiedendo «l’elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo», in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.

 

Proposta di lockdown pulsato come strategia vincente nel medio-lungo periodo

Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” (1). Ci troviamo dunque in una situazione di trasmissibilità non controllata con rischio di tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5) da oltre 2 settimane.

La diffusione incontrollata dei contagi impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente.

Domandiamo l’adozione immediata di misure di limitazione dei contagi. Nello specifico non è più rinviabile:

1. la costituzione di “zone rosse” nelle aree dove il TTT è ormai impossibile per tempi di refertazione >96 ore e Rt>1,5; in particolare nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova per un periodo minimo di 3 settimane, con monitoraggio attento nella fase di riapertura. In caso non si mantenga una incidenza relativamente bassa ed Rt <1,2 nel valore medio per almeno 3 settimane dopo la riapertura, valutare la necessità di ripristino con eventuale estensione geografica

2. la raccomandazione di evitare incontri in abitazioni private tra non conviventi, ad eccezione di congiunti, con numero massimo di 6 persone per abitazione

3. l’obbligo immediato di smart working per tutte le attività remotizzabili delle amministrazioni pubbliche e delle aziende private

4. il rafforzamento delle attività di testing e tracciamento con assunzioni di personale e adeguamento tecnologico, in particolare con l’eventuale distribuzione di software per l’automonitoraggio dei pazienti e dei loro contatti in autoquarantena

5. l’adozione di un piano di rafforzamento dei trasporti nei centri urbani a più alta percentuale dei contagi, con coinvolgimento dei trasporti privati

6. l’interruzione delle attività non effettuabili in lavoro agile, ad eccezione dei servizi essenziali, per un periodo di due settimane nei mesi di novembre e due settimane nel mese di dicembre nelle Regioni a Rt>1,5

7. l’adozione della didattica digitale integrata per la scuola secondaria di secondo grado, secondo le caratteristiche contenute nel DPCM del 24 ottobre, da estendersi fino al 7 gennaio, con obbligo a un giorno in presenza a settimana, a rotazione in modo da evitare affollamenti

8. il passaggio alla didattica digitale integrata al 100% per le università per l’intero primo semestre dell’anno accademico, ad esclusiva eccezione dei tirocini professionalizzanti e dei corsi che prevedono attività di laboratorio che dovranno in ogni caso essere organizzati a rotazione.

Per quanto riguarda le attività scolastiche, nei servizi educativi 0-6 anni e nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, si ritiene essenziale che esse debbano essere mantenute in presenza. Questi servizi vanno considerati servizi essenziali, da mantenere aperti in presenza. La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi (2). D’altra parte, la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni, impossibilitati a rimanere a casa da soli e non accudibili da altri, favorirebbe l’attività lavorativa di quei genitori che dovessero assentarsi da casa per mantenere la propria attività sul posto di lavoro.

Proponiamo, pertanto, la programmazione di un lockdown pulsato con chiusure razionalizzate in base ai criteri descritti e il mantenimento dei servizi essenziali tra cui asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado. Il rafforzamento delle capacità di testing e tracciamento e dei servizi di trasporto è componente essenziale per l’elaborazione della strategia di medio-lungo periodo (3)


Bibliografia

1. Ministero della Salute. Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale. Disponibile al link: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_16_file.pdf (accesso 1 Novembre 2020)

2. Rousseau C, Miconi D. Protecting Youth Mental Health During the COVID-19 Pandemic: A Challenging Engagement and Learning Process. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2020 Nov;59(11):1203-1207.

3. Esposito S, Zona S, Vergine G, Fantini M, Marchetti F, Stella M, Valletta E, Biasucci G, Lanari M, Dodi I, Bigi M, Magista AM, Vaienti F, Cella A, Affanni P, Re MC, Sambri V, Principi N. How to manage children if a second wave of COVID-19 occurs. Int J Tuberc Lung Dis. 2020 Oct 1;24(10):1116-1118.


Firmatari

Susanna Esposito, Direttore Clinica Pediatrica, Università di Parma
Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive, AUSL Modena
Antonella Viola, Immunologa, Università di Padova
Giacomo Biasucci, Direttore Dipartimento Materno-Infantile, Ospedale Guglielmo da Saliceto, Piacenza
Fabio Caramelli, Direttore UOC Terapia Intensiva Pediatrica, IRCCS Policlinico Sant’Orsola, Bologna
Elio Castagnola, Direttore UOC Malattie Infettive, IRCCS Ospedale G. Gaslini, Genova
Carla Colombo, Direttore Centro Fibrosi Cistica, Università degli Studi di Milano
Franca Fagioli, Direttore Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita, Università di Torino
Anna Maria Magistà, Direttore Pediatria di Comunità Ravenna Lugo Faenza
Federico Marchetti, Direttore Dipartimento Materno-Infantile, Ravenna
Nicola Principi, professore emerito di pediatria, Università degli Studi di Milano
Antonella Squarcia, Direttore UOC Neuropsichiatria infantile AUSL, Parma
Agnese Suppiej, Direttore Clinica Pediatrica, Università di Ferrara
Gianluca Vergine, Direttore UOC Pediatria, Ospedale di Rimini
Giorgio Tamburlini, pediatra, Centro per la Salute del Bambino onlus

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