Dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità il risultato del monitoraggio degli indicatori per la Fase 2 relativi alla settimana tra l’1 e il 7 febbraio 2021.
Il commento del Prof. Giovanni Rezza, Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute. 

Roma, 12 Febbraio 2021

I casi di Covid-19 nel nostro Paese rimangono stazionari rispetto alla scorsa settimana, ma l’incidenza rimane elevata, intorno ai 270 casi per 100.000 abitanti, mentre cresce di poco l’Rt che si fissa intorno a 0,95. Per quanto riguarda le occupazioni dei posti di Terapia Intensiva siamo intorno al 24% quindi un po al di sotto di quella che viene considerata essere la soglia critica. Anche a causa della diffusione delle nuove varianti la cui prevalenza nel nostro Paese è di circa il 18% è bene mantenere comportamenti prudenti e il divieto di mobilità da una regione all’altra.

Lo afferma il Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, commentando i dati del monitoraggio sullo stato epidemiologico nelle regioni d’Italia.

 

Punti chiave:

Si riporta una analisi dei dati relativi al periodo 1 febbraio 2021 – 7 febbraio 2021. Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella seconda metà di gennaio.

L’incidenza a livello nazionale nella settimana di monitoraggio rimane sostanzialmente stazionaria rispetto alla settimana precedente, (133,13 per 100.000 abitanti (01/02/2021-07/02/2021) vs 132,64 per 100.000 abitanti (25/01/2021-31/01/2021), dati flusso ISS).

L’incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio (133,13 per 100.000 abitanti) è ancora lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Nella settimana di monitoraggio, l’incidenza settimanale supera la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in tre regioni/PA: Provincia Autonoma di Bolzano (770,12 per 100.000 abitanti) Provincia Autonoma di Trento (254,85 per 100.000 abitanti) e Umbria (283,28 per 100.000 abitanti).

Nel periodo 20 gennaio – 02 febbraio 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,95 (range 0,86– 1,06), in lieve crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. Per dettagli sulle modalità di calcolo ed interpretazione dell’Rt riportato si rimanda all’approfondimento disponibile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Questa settimana si osserva una stabilità nel livello generale del rischio. Una Regione (Umbria) e una PA (Bolzano) hanno un livello di rischio alto secondo il DM del 30 Aprile 2020. Sono dieci (vs 11 la settimana precedente) le Regioni/PPAA con una classificazione di rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e nove con rischio basso. Nove Regioni/PPAA hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui 7 anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente. Le altre Regioni/PPAA hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo uno.

Si osserva una diminuzione nel numero di Regioni/PPAA che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (5 Regioni/PPAA). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto ma sotto la soglia critica (24%). Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve diminuzione da 2.214 (02/02/2021) a 2.143 (09/02/2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in lieve diminuzione, passando da 20.317 (02/02/20201) a 19.512 (09/02/2021). Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive.

Aumenta il numero di Regioni/PPAA dove sono state riportate allerte di resilienza (11 vs 5 la settimana precedente). Anche questa settimana nessuna Regione ha riportato molteplici allerte di resilienza.

Il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione note rimane stabile (28.360 vs 28.144 la settimana precedente). Si mantengono anche stabili la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti (31,4%vs 31,2%) e la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32,5% vs 32,7% la settimana precedente). Infine, il 19,1% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 17% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

 

Conclusioni:

L’incidenza settimanale a livello nazionale è sostanzialmente stazionaria e l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari 0,95 (range 0,86– 1,06), in lieve crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno.

Due Regioni/PPAA sono classificate a rischio alto, dieci a rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e nove con rischio basso. Peggiora la trasmissione rispetto alla scorsa settimana con sette Regioni/PPAA che hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2.

Viene inoltre confermata la circolazione diffusa di varianti virali a più elevata trasmissibilità nel nostro paese così come in altri paesi Europei. Analogamente a questi si raccomanda il rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale.

In questa fase delicata dell’epidemia si confermano per la seconda settimana segnali di contro-tendenza nell’evoluzione epidemiologica che potrebbero preludere ad un nuovo rapido aumento diffuso nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero rigorosamente rafforzate/innalzate misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. In alcuni contesti, un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per COVID-19 in area critica.

Si ribadisce, anche alla luce della conferma della circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità, che le misure di contenimento/mitigazione sono quelle già previste, in particolare quella di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi.

Si invitano le Regioni/PPAA a realizzare una continua analisi del rischio a livello sub-regionale. É necessario mantenere e/o rafforzare le misure di mitigazione in base al livello di rischio identificato come indicato nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732.

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