Ictus: il fumo raddoppia il rischio di esserne colpiti

In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, A.L.I.Ce. Italia ODV ricorda che il fumo rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio delle malattie cardio-cerebrovascolari

Roma, 30 maggio 2022

Domani, 31 maggio, si celebra la Giornata Mondiale senza tabacco, iniziativa istituita dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per incoraggiare le persone ad astenersi per almeno 24 ore dal consumo di tabacco, invitandole a smettere di fumare in via definitiva. L’edizione 2022 intende sensibilizzare in particolare sull’impatto ambientale del tabacco, dalla coltivazione alla produzione, dalla distribuzione ai rifiuti: ridurne il consumo è fondamentale per raggiungere tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e non soltanto quelli direttamente collegati alla salute.

Seconda causa di morte nel mondo, principale causa di morte evitabile; quasi 6 milioni le persone decedute a causa del fumo, più di 600.000 non fumatrici ma esposte al fumo passivo. Questi i dati allarmanti forniti dall’OMS: di questo passo, nel 2030 si raggiungerà facilmente il numero di 8 milioni di decessi causati da questa abitudine.

Il fumo, oltre all’età, è il maggiore fattore di rischio delle malattie cardio-cerebrovascolari, dei tumori e delle malattie respiratorie – dichiara il Prof. Danilo Toni, Direttore Unità Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma e Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Le persone affette da queste patologie hanno vita più breve, sono frequentemente invalide e hanno scarsa qualità di vita; chi sopravvive ad una malattia cardio-cerebrovascolare è più facile che vada incontro a disturbi della capacità cognitiva (demenza) e a minore performance fisica (disabilità). Il fumo – continua il Prof. Toniè il nemico principale delle arterie, cioè dei vasi che portano il sangue ai tessuti: la nicotina viene assorbita dai polmoni, passa nel sangue e ne riduce la circolazione, facendo aumentare la pressione arteriosae facilitando la formazione di coaguli. Questi ultimi, andando in circolo, possono danneggiare cuore, cervello, reni e altri organi: quando un trombo ostruisce improvvisamente una arteria cerebrale si parla di ictus”.

Nonostante i divieti nei locali pubblici e le campagne di informazione per aumentare la conoscenza dei danni provocati dal fumo, che in parte hanno migliorato la situazione, ancora oggi in Italia, circa il 20% della popolazione adulta fuma abitualmente; questa cattiva abitudine è aumentata purtroppo anche nei giovanissimi, nei ragazzi e ancor più nelle ragazze, che sviluppano una vera e propria dipendenza dal fumo che può associarsi ad altre condizioni ugualmente pericolose. Le ragazze non sanno ad esempio che l’uso della pillola anticoncezionale, associata al fumo, può provocare eventi acuti cardio-cerebrovascolari anche in età giovane.

Il fumo è l’unico fattore di rischio, comune a tante patologie, che può essere completamente abolito. È vero, l’ictus è un evento improvviso, inatteso e traumatico – afferma Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV, ma tutti devono avere la consapevolezza che fumare comporta un rischio due volte maggiore di esserne colpiti. Chi fa consumo di tabacco, infatti, ha una probabilità doppia che si verifichi un ictus ischemico e ben quattro volte superiore che si verifichi un ictus emorragico, rispetto a chi non fuma. Per questo è importante non fumare e aiutare le persone, in particolare i giovani che non hanno mai fumato, a non incorrere in questo brutto vizio”.

È fondamentale che i cittadini siano sempre sensibilizzati su questa tematica così importante per la propria salute e sappiano che smettere di fumare o non cominciare affatto riduce sia la mortalità totale sia la probabilità di essere colpiti da ictus, così come da problemi respiratori e circolatori; non va neanche trascurato che l’astensione dal tabacco migliora prestazione fisica ed estetica. Per più tempo si fuma e più il rischio aumenta e sono sufficienti anche poche o addirittura una sola sigaretta al giorno perché il danno sia fatto. La buona notizia è che dopo 5 anni di astensione completa il rischio cerebro-cardiovascolare è simile a quello di chi non ha mai avuto questa cattiva abitudine: bastano quindi un po’ di buona volontà e determinazione per recuperare salute e contemporaneamente rispettare l’ambiente, perché, oltre all’inquinamento causato dai rifiuti del consumo (mozziconi, pacchetti, devices ecc.), sono proprio il fumo di sigaretta e la coltivazione del tabacco a contribuire all’inquinamento atmosferico.

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