Home » In Francia Escherichia Coli in una pizza surgelata: 12enne in stato vegetativo

In Francia Escherichia Coli in una pizza surgelata: 12enne in stato vegetativo

In Francia una dodicenne, dopo aver mangiato una pizza surgelata, è entrata in coma artificiale e oggi, oramai sveglia, è ancora in stato vegetativo.

Di Melania Sorbera

La pizza surgelata è “Fraîch’Up” del marchio Buitoni, ma va detto che questa linea di prodotti non è commercializzata in Italia e quindi non ci sono rischi per gli italiani.

L’articolo è stato comunque ritirato dal mercato per permettere le indagini sulla causa della contaminazione. La Direzione Generale Concorrenza, Consumo e Frodi, DGCCRF, della Buitoni, ha informato: “che casi di infezione, alcuni gravi, potrebbero essere legati alla presenza di batteri E-coli nell’impasto della pizza surgelata del Fraîch’Up“. La Nestlè, detentrice del marchio italiano dagli anni ’80, ha precisato: “Tutti i nostri prodotti venduti in Italia sono sicuri e adatti al consumo. Precisiamo che il richiamo delle pizze surgelate Fraîch’Up in corso riguarda esclusivamente le referenze di questa gamma prodotte e commercializzate in Francia. Le pizze a marchio Buitoni prodotte nello stabilimento di Benevento vendute nel nostro Paese non hanno alcuna attinenza con questo richiamo”. I casi, secondo i dati delle autorità sanitarie, ad oggi sarebbero 50, distribuiti in 11 regioni. Le prime indagini epidemiologiche e microbiologiche hanno verificato la presenza di Escherichia coli O26 nell’impasto di una pizza trovata nel congelatore di una famiglia in cui si era verificato un caso di sindrome emolitico-uremica, adesso proseguono gli approfondimenti. Quali sono i sintomi dell’Escherichia coli?

L’Escherichia Coli è un batterio normalmente presente nell’intestino umano, alcuni ceppi però, in determinate circostanze, possono proliferare nell’apparato digerente dando luogo a un’infezione che si manifesta attraverso la diarrea, forti crampi addominali, pallore, nausea, vomito e una modesta disidratazione. Risulta, inoltre, essere presente anche nelle acque contaminate dalle feci. I primi disturbi compaiono in media entro 12-72 ore dalla contaminazione, anche se l’incubazione del batterio può durare 3 o 5 giorni. Il modo più diffuso per trattare l’infezione è la terapia antibiotica, attraverso principi attivi come il trimetoprim, il sulfametossazolo, la ciprofloxacina e la nitrofurantoina. Se trattata in tempo è sufficiente la singola somministrazione di uno di questi antibiotici. In genere, l’infezione svanisce nell’arco di 4-10 giorni. Tra gli alimenti che possono veicolare il batterio nell’intestino vi sono: il latte non pastorizzato, i succhi di frutta, la maionese, i formaggi e la carne cruda o poco cotta. E’ facile trovarlo anche nei frutti di mare. Se c’è un modo naturale per curare l’infezione, questo può essere attraverso il consumo di uva ursina, viste le sue proprietà diuretiche, disinfettanti e astringenti. L’uva ursina è però controindicata in gravidanza e durante allattamento, in condizioni patologiche come l’insufficienza renale e l’allergia all’acido acetilsalicilico. Se ne sconsiglia l’uso al di sotto dei 12 anni.

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pubblicità

Canali 15 e 81 del DGTV in Sicilia

Pubblicità