In tempo di Covid gli italiani apprezzano di più le farmacie

Secondo il Rapporto di CittadinanzaAttiva, per il 37% dei cittadini cresce la fiducia nei farmacisti. L’80% dei pazienti cronici ha una  farmacia di riferimento.

In tempo di pandemia è necessario poter contare sui presidi della sanità pubblica che non siano solo ospedali e consultori. Ecco perché non è un caso che in questo secondo anno di Covid, per il 37% dei cittadini italiani sia cresciuta la fiducia nei confronti dei farmacisti.

Il dato è stato divulgato nel quarto Rapporto di Cittadinanzattiva sulle Farmacie, realizzato in collaborazione con Federfarma e presentato oggi.

 

Gli esiti dell’indagine

Questa edizione del Rapporto ha messo in evidenza la capacità delle farmacie non solo di continuare ad assicurare, garantendo la sicurezza dei cittadini e degli operatori, l’erogazione dei servizi tradizionali, ma anche di mettere a disposizione prestazioni innovative, mai fornite precedentemente”, si legge nelle conclusioni del rapporto scaricabile on line sul sito web www.cittadinanzattiva.it– “Da una parte, quindi, dal Rapporto emerge come le farmacie abbiano continuato, in piena pandemia, a partecipare a screening diagnostici, campagne per monitorare l’aderenza alla terapia, attività di ricognizione farmacologica, nonché a garantire la preparazione di prodotti galenici e la dispensazione professionale di medicinali equivalenti, anche in misura maggiore a quanto avvenuto prima della pandemia.

Dall’altra, le farmacie si sono attivate per garantire l’erogazione su larga scala di nuove prestazioni, come test sierologici, tamponi e, infine, anche vaccini sia anti-Covid-19 che antinfluenzali.

Si tratta di attività che hanno comportato una complessa riorganizzazione del lavoro, con l’individuazione di spazi dedicati, non sempre facilmente reperibili, e con l’attivazione di percorsi di formazione mirati, ai quali i farmacisti hanno aderito in modo convinto”.

 

I dati più importanti

Ma ecco alcuni numeri interessanti che emergono dalla ricerca nazionale.

L’80% dei pazienti affetti da una patologia cronica dichiara di avere una propria farmacia di riferimento. Anche il ruolo di questi presidi di sanità territoriale per promuovere la prevenzione: il 66% delle farmacie effettua screening per il tumore al colon retto, il 48% realizza campagne per la diagnosi precoce di patologie croniche, come il diabete.

Circa una farmacia su due negli ultimi due anni ha promosso campagne di promozione di stili di vita salutari per i cittadini (50%), in particolare per il diabete, patologie cardiovascolari e le dislipidemie. Le farmacie che hanno realizzato iniziative che supportano l’aderenza terapeutica per persone con patologie croniche sono il 38%; tuttavia il 14% dei cittadini non ne sono a conoscenza, mentre il 71% non ne ha mai fruito. Nel corso degli ultimi 12 mesi è aumentata del 19% la richiesta dei cittadini per i farmaci equivalenti rispetto al periodo pre Covid-19. Il 35% delle farmacie offre servizi come sms, WhatsApp, email e social media.

 

Le disfunzioni che persistono

Anche se non possono essere definite come vere e proprie criticità, nel corso degli ultimi 12 mesi si sono riscontrate alcune disfunzioni/interruzioni nella catena di approvvigionamento per DPI (a denunciarlo, il 52% delle farmacie interpellate), bombole per l’ossigeno (51%), saturimetri (45%), alcool (43%), farmaci (39%). Una eredità dei mesi più difficili del contagio.

Disservizi che fortunatamente sono stati percepiti tali solo dal 4% dei pazienti intervistati, secondo i quali l’attesa per la disponibilità di farmaci è risultata incompatibile con le proprie necessità di salute. Per un ulteriore 14% l’attesa, pur per periodi superiori al solito, si è rivelata compatibile con le proprie esigenze.

RMDN

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