Morbo di Alzheimer: scopri i sintomi

Tra le varie demenze quella del morbo di Alzheimer rappresenta il 50-80% dei casi di demenza, tuttavia, la maggior parte di quello che sappiamo su questa malattia è stato scoperto negli ultimi due decenni. In base a questi progressi è stata fatto luce su come il morbo di Alzheimer colpisce il cervello. Vediamo come avviene.

di Melania Sorbera

L’esordio della patologia avviene prevalentemente in età senile, oltre i 65 anni, anche se, negli ultimi anni è sempre più frequente che il morbo di Alzheimer si manifesti in precedenza: il 5-10% di tutti i casi, infatti, riguarda persone al di sotto dei 65 anni.

Rispetto ai malati di Alzheimer in età senile, però le persone affette dalla forma precoce sono meno colpite da malattie cerebrovascolari, renali e cardiache. Il minimo comune denominatore è sempre lo stesso, tra le caratteristiche cliniche proprie dei pazienti con malattia giovanile ritroviamo deficit delle funzioni esecutive e deficit della produzione verbale, che si associano alla perdita della memoria a breve termine. Alcuni pazienti presentano poi un’importante compromissione del processo visivo di individuazione e percezione degli oggetti.

Alcune evidenze mostrano un’associazione tra malattie neurodegenerative e neuroinfiammazione. Quest’ultima può avere inizio tempo prima che si abbia una perdita significativa della popolazione neuronale ed essere caratterizzata da interazioni di tipo immunitario che determinano l’attivazione di microglia, astrociti, mastociti residenti nel sistema nervoso centrale, citochine, chemochine e relativi processi molecolari. L’attivazione delle cellule non-neuronali rappresenta la vera causa del danno degenerativo a carico del neurone. Controllare la neuroinfiammazione cerebrale, dunque, può preservare la memoria nei soggetti affetti da Alzheimer.

Alcuni studi recenti hanno sottolineato come l’importanza della molecola PeaLut (ultramicrocomposito PeaLut, palmitoiletanolamide co-ultramicronizzata con Luteolina) nella terapia. Questa molecola è in grado di modulare l’azione delle cellule non-neuronali e l’effetto dello stress ossidativo, migliorando le funzioni cognitive e i disturbi comportamentali dei pazienti. In generale, ricordiamo che il sintomo precoce, più comune, nell’esordio della patologia è la difficoltà a ricordare informazioni apprese recentemente, questi cambiamenti iniziano infatti nella parte del cervello che riguarda l’apprendimento.

Una grave perdita di memoria, la confusione e altri importanti cambiamenti nel modo in cui funziona la nostra mente, possono essere un segnale di insufficienza delle cellule cerebrali. L’avanzare del morbo poi provoca sintomi sempre più gravi, tra cui il disorientamento, i cambiamenti di umore e di comportamento; una sempre più marcata confusione su eventi, tempi e luoghi; sospetti infondati relativi a famiglia, amici e persone che assistono; una più grave perdita di memoria e mutamenti di comportamento, nonché difficoltà nel parlare, deglutire e camminare.

I responsabili dei microscopici mutamenti nel cervello sono le placche, depositi di un frammento di proteina chiamata beta-amiloide, che si accumula negli spazi tra le cellule nervose. Vi sono anche i grovigli, fibre contorte di un’altra proteina chiamata tau, che si accumula all’interno delle cellule. Anche se la maggior parte delle persone sviluppa alcune placche e grovigli con l’età avanzata, chi soffre del morbo di Alzheimer tende a svilupparne molti di più. Inoltre, essi tendono a svilupparsi in un modello prevedibile, partendo da settori importanti per la memoria, e diffondendosi in altre regioni.

 

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