Confronto tra esperti della Sanità in occasione dell’evento dal titolo “Il valore dei NAO: Farmacovigilanza e interazione tra Farmaci. Quale governance del paziente anticoagulato per un’adeguata sostenibilità”, che si è svolto il 13 marzo 2019, presso l’Hotel Holiday Inn di Napoli.

In Campania i soggetti affetti da fibrillazione atriale sono circa 70.000, dato destinato ad aumentare a causa del progressivo allungamento della via media. La fibrillazione atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Utile e urgente una conoscenza a 360 gradi per la gestione clinico-farmacologica del paziente per migliorarne la vita riducendo gli effetti collaterali dei farmaci antiaritmici.

In quest’ottica la prevenzione passa attraverso un efficace regime terapeutico anche perché in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da questa patologia per i limiti della profilassi farmacologica che utilizza gli antagonisti della vitamina K.

Il tromboembolismo venoso (TEV) è una complicanza frequente nei pazienti oncologici e rappresenta un’importante causa di morbilità e mortalità. Il Italia si registra un sotto-trattamento dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K), che presenta alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequenti controlli ematologici per l’aggiustamento del dosaggio. Senza dimenticare un’altra criticità che riguarda l’interazione con altri farmaci o con alcuni alimenti che ne variano l’assorbimento. Per tutti questi motivi, tali farmaci non vengono usati con regolarità o vengono troppo spesso abbandonati dai pazienti.

I NAO-Nuovi Anticoagulanti Orali, che agiscono un meccanismo d’azione completamente diverso dalla terapia tradizionale, possono migliorare la compliance? Per i clinici e pazienti si tratta di una grande innovazione, che pone in essere anche un modo più efficace di fare prevenzione del rischio trombo embolico. Nonostante le linee guida internazionali raccomandino l’utilizzo della terapia anticoagulante come prevenzione dell’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, la percentuale dei soggetti a rischio di ictus nei quali questa viene prescritta è solo del 55%, ed ancora inferiore nei soggetti di età maggiore dei 75 anni.

A partire da un quadro epidemiologico, dall’esperienza clinica all’organizzazione, l’obiettivo primario è quello di “comprendere” come operare per migliorare gli aspetti di cura e di gestione del paziente anticoagulato. Gli esperti faranno emergere criticità clinico-organizzative che, in cooperazione con chi supporterà le decisioni di politica sanitaria regionale, possono condurre ad un miglioramento delle cure nel rispetto della salute del paziente e della sostenibilità per il SSR.

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