Perdita del lavoro, come gestire la sofferenza: il parere dell’esperto

La perdita di lavoro, in un periodo di molta incertezza, genera sentimenti misti a rabbia e sconforto che se non gestiti, a lungo andare, possono sfociare in problemi psicologici anche gravi. Ne parliamo con Giovanna Blanco, psicologa, consigliere dell’Ordine degli psicologi della Regione Sicilia.

Di Melania Sorbera

L’attività lavorativa è parte integrante della nostra vita da adulti, così importante da definire l’identità di un individuo, è anche descritta dall’articolo 1 della nostra Costituzione. “Il lavoro costituisce uno dei pilastri fondativi del nostro senso di identità – spiega la psicologa Blancola nostra occupazione, infatti, non solo garantisce la nostra capacità di autosostentamento e dei nostri familiari ma determina anche il nostro ruolo sociale e ci consente di sperimentare un sentimento continuo di autoefficacia che ci garantisce benessere. Promozioni, premialità, aumenti dei fatturati costituiscono, infatti, riconoscimenti economici che rimandano più profondamente a risposte di gratificazione, alla legittimazione condivisa di capacità di successo e di realizzazione. Ne deriva che difficoltà in ambito lavorativo possono incidere notevolmente sullo stato psichico di un individuo, fino a ledere  il senso di Sè e determinare uno stato di malessere“.

 

Quali sono gli effetti della perdita del lavoro?
La perdita del lavoro rappresenta una grande minaccia per l’individuo, non soltanto per gli aspetti più concreti e materiali legati alla povertà economica, alla paura di non poter accedere ai beni primari e alla garanzia del proprio tenore di vita, ma anche perché l’individuo perde, insieme all’occupazione, quella dimensione funzionale in cui è soggetto attivo, capace e riconosciuto nel contesto sociale – spiega la dott.ssa Blancofrequentemente la perdita del lavoro, seppur temporanea, determina abbassamenti del tono dell’umore, stati di ansia, somatizzazioni, fino a sfociare, se prolungata nel tempo, ad una vera e propria depressione”.

 

Come farvi fronte?
Nei momenti di dolore e sofferenza come quelli legati alla perdita del lavoro, il rischio è di precipitare vertiginosamente in un senso di bassa autostima oppure di sviluppare rabbia e rivendicazione smodate per le circostanze che hanno generato l’interruzione lavorativa. In entrambi i casi, seppur trattandosi di modalità opposte e differenti, l’individuo resta prigioniero di un immobilità psichica che ne impedisce la reazione e di volgere al cambiamento. In queste circostanze, per quanto difficile, è utile poter spostare lo sguardo in una prospettiva più ampia e fare della sofferenza un motore trasformativo capace di condurre verso nuove direzioni. Non è infrequente, infatti, che molte buone intuizioni in ambito professionale giungano proprio dopo periodi di difficoltà. In ogni crisi è racchiusa la possibilità del cambiamento“.

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