Puntura di medusa, cosa fare?

La puntura di medusa avviene quando si entra in contatto accidentale con i tentacoli di questo animale. Non si parla quindi di una vera e propria puntura ma di un contatto, dal dolore, a volte passeggero a volte letale per l’essere umano. Vediamo cosa fare in questi casi.

di Melania Sorbera

Quando l’animale marino entra in contatto con una parte del nostro corpo i tentacoli si appoggiano come se fossero una ventosa rilasciando le cnidocisti, dei piccoli organi urticanti che si attaccano alla nostra pelle, la cui rottura provoca la reazione dolorosa. Questi piccoli organi sono quelli che contengono il veleno per difendersi dai predatori e paralizzare una potenziale preda.

Le meduse del Mar Mediterraneo, fortunatamente, sono meno pericolose rispetto a quelle dei mari tropicali e delle coste australiane. La gravità della puntura, tuttavia, dipende da molti fattori, tra i quali: il tipo di medusa; l’area geografica dell’infortunio; l’ampiezza della zona colpita; il tempo di esposizione all’agente irritante e il tempo di permanenza in acqua; l’età, la corporatura e lo stato di salute della persona colpita. I bambini e gli anziani sono più a rischio di incorrere in reazioni più gravi, nelle persone suscettibili, infatti, la puntura di medusa potrebbe anche innescare uno shock anafilattico, compromettendone le funzioni vitali in tempi brevi, sino ad arrivare al decesso.

Nella maggior parte dei casi, però la puntura di medusa provoca solo dolore, eritema, prurito e gonfiore. C’è anche da dire che non tutte le meduse sono urticanti e non tutte allo stesso modo. Se le specie che vivono nel Mar Mediterraneo sono poco urticanti, in alcuni periodi dell’anno è possibile imbattersi nella Medusa luminosa capace di punture molto dolorose. In generale, la puntura di medusa può essere fatale in individui con problemi di cuore.

Cosa fare per difendersi? La prima cosa è uscire dall’acqua, mantenere la calma e rivolgersi a una persona in grado di aiutarci. Lavare la parte colpita con acqua di mare e non con acqua dolce, poiché questa potrebbe favorire la scarica del veleno delle cnidocisti. Occorre rimuovere i residui dei tentacoli con un supporto rigido o una pinza, facendo attenzione a non farli rompere. I rimedi popolari tradizionalmente conosciuti hanno un’azione pressoché nulla. Quindi niente aceto, funziona con le meduse delle aree tropicali, niente urina, niente sabbia, niente ghiaccio, niente ammoniaca. Uno dei rimedi più efficaci, che si può trovare nelle farmacie, è un gel astringente al cloruro di alluminio: blocca la diffusione delle tossine e lenisce la sensazione di prurito. L’ideale è che abbia una concentrazione al 5%. Gli spray lenitivi a base di acqua di mare e sostanze astringenti naturali funzionano altrettanto bene. Creme al cortisone o contenenti antistaminico, invece, sono inutili perché entrano in azione solo dopo 30 minuti dall’applicazione e cioè quando il massimo della reazione è esaurita naturalmente.

 

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