SISPE: il 20% dei bambini nasce con la Procreazione Medicalmente Assistita

L’intervento di Teresa Mazzone, pediatra e presidente del Sindacato Italiano Specialisti Pediatri (SISPE), al panel ‘La procreazione nell’attuale scenario collettivo’ del convegno ’50 anni IdO. Dall’esperienza alle proposte’ promosso dall’Istituto di Ortofonologia.

16 Aprile 2021

Oggi due bambini su dieci nascono con Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Ogni anno, nel nostro Paese, si fanno 75.000 PMA, di queste 35.000 sono eterologhe (con ovulo e sperma di donatori esterni alla coppia). La popolazione fertile ricorre alla PMA almeno nel 12-14% dei casi“. A fotografare il fenomeno delle nascite da PMA, Procreazione Medicalmente Assistita, in Italia è Teresa Mazzone, pediatra e presidente del Sindacato Italiano Specialisti Pediatri (SISPE), intervenuta questa mattina al panel ‘La procreazione nell’attuale scenario collettivo’ del convegno ’50 anni IdO. Dall’esperienza alle proposte’, promosso dall’Istituto di Ortofonologia e in corso fino a domenica 18 in modalità online.

Il convegno ha totalizzato ieri oltre 4.000 visualizzazioni. Con il ricorso alle tecniche di PMA, i rischi di problemi di salute e malformazioni del nascituro aumentano, passando dal 5,8% delle gravidanze naturali all’8,3%. Sul piano neurocognitivo, precisa Mazzone, “da una ricerca della Columbia University, condotta su un campione di bambini nati tra il 1997 e il 2007, è emerso che tanto la fecondazione in vitro quanto l’inseminazione artificiale sembrano correlate ad un aumento pari al doppio delle probabilità che il bambino manifesti un disturbo dello spettro autistico. Un altro studio di coorte, condotto in Australia tra il 1994 e il 2002 – aggiunge la pediatra – ha rilevato che i bambini nati con  vf (fecondazione in vitro) o Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) presentano un rischio più alto di disabilità intellettiva. La nascita pretermine, che si verifica spesso nel caso di PMA – spiega l’esperta – porta con sé il rischio di futuri disturbi del comportamento, i più frequenti dei quali sono iperattività/disattenzione, problemi emotivi e di relazione con i pari. I nati da PMA sono, infine, maggiormente esposti al rischio di sviluppare tumori (+33%). Sono tutte informazioni molto importanti – sottolinea Mazzoneche le coppie dovrebbero acquisire prima di iniziare i percorsi di fecondazione per poter decidere in piena libertà e serenità“. Il ricorso alla Procreazione medicalmente assistita porta con sé anche molti altri risvolti di tipo etico, psicologico, emotivo, nonché politici e sociali.

Ne parla Francois Ansermet, psichiatra, psiconanalista e docente presso l’Università di Ginevra, nel suo libro ‘La fabbricazione dei bambini. Una vertigine tecnologica’. “Siamo di fronte a una nuova modalità di dare origine alla vita – ha esordito intervenendo al convegno – Ci troviamo a gestire una serie di disgiunzioni tra origine e sessualità, sessualità e procreazione, procreazione e gestazione, origine e genealogia. Tutti hanno queste disgiunzioni nella propria psiche – sottolinea lo psichiatra – ma la PMA le rivela e le rende concrete“. E su queste disgiunzioni si fonda l’ampio e annoso dibattito relativo alla PMA: “Da un lato ci sono i tecno-profeti – illustra Ansermetsecondo i quali siamo di fronte a una mondo migliore, che ci libera da alcune difficoltà biologiche. Dall’altro, ci sono i bio-catastrofisti, secondo i quali tutto ciò che era non sarà più, che sovrappongono la legge morale a quella naturale e sostengono che con queste tecniche stiamo trasgredendo. Da clinici, da terapeuti – chiarisce lo psicoanalista – non possiamo aiutare i pazienti se siamo tecno-profeti o bio-catastrofisti. Possiamo farlo se siamo aperti alla specificità di ciascuno, alla sofferenza di ogni persona e di ogni coppia e al loro desiderio di un figlio“.

Tornando al sottotitolo del suo libro, l’autore elenca le tre vertigini che il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita provoca negli esseri umani. “C’è la vertigine delle origini – spiega – legata a domande come ‘Perché io e non un altro? Perché qui e non altrove? Perché ora e non in un altro momento? Prima di essere nella tua pancia, dov’ero?’. C’è poi la disgiunzione temporanea introdotta dalla crio-conservazione che può consentire addirittura procreazioni postume. Ma il cambiamento antropologico più potente – sottolinea l’accademico – è quello della possibilità che non solo il padre, ma anche la madre sia incerta, perché c’è la possibilità che ci siano donne che donano gli ovuli o hanno portato avanti solo la gestazione“.

La vertigine della differenzaruota tutta intorno alle possibilità di diventare genitori che la procreazione medicalmente assistita offre a persone omosessuali e transgender. Sono tutte situazioni totalmente inedite. Sono tutte situazioni totalmente inedite“. C’è infine la vertigine della predizione – prosegue Ansermetlegata alla possibilità di selezionare i gameti e al dibattito sulla manipolazione del DNA per correggere difetti genetici. Si arriva così a tecnologizzare la procreazione e forse un giorno arriveremo fino al paradosso che gli emarginati saranno gli eterosessuali che si riprodurranno senza fare ricorso alla PMA. Ciò che conta – constata in conclusione lo psichiatra – è non fare della modalità di procreazione un destino, il futuro del bambino dipenderà da cosa farà, perché il divenire è l’avvenire. La nostra missione clinica è di aprire l’avvenire, senza cadere nella trappola della casualità legata alle modalità di procreazione“. Per Magda Di Renzo, psicoterapeuta e responsabile del servizio Terapia dell’IdO, “questi sono temi che necessitano di una riflessione perché ci siamo trovati con una discrepanza tra le innovazioni tecnologiche e la velocità con cui queste arrivano e la nostra capacità di elaborare dei pensieri intorno ad esse. Sono argomenti che ci pongono di fronte a una nuova connessione tra il vivente e la cultura. Noi, da terapeuti – riflette Di Renzodobbiamo avere l’umiltà di stare accanto a queste madri e alle loro storie che fino a qualche tempo fa erano impensabili. Abbiamo il compito di essere aperti senza cadere nella tentazione del politicamente corretto, senza scivolare da una parte nel catastrofismo o nell’esaltazione dall’altra“.

Dalla sua prospettiva di psicoterapeuta dell’età evolutiva, Di Renzo pone infine l’accento sull’importanza di accompagnare i bambini nati da PMA a costruire la propria “fantasia delle origini che – conclude – può determinare il corso successivo della vita“.

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