Suicidio assistito in Italia: autorizzato il primo caso dal 2019

Dopo un iter lungo e faticoso è arrivata la decisione del Comitato etico dell’Azienda sanitaria di Ancona nella quale è ricoverato Mario, 44 anni, marchigiano, completamente paralizzato da 12 anni a causa di un incidente stradale. Adesso parte la raccolta fondi per “arrivare fino in fondo”.

di Melania Sorbera

Sono state verificate tutte e quattro le condizioni con la quale la Corte Costituzionale attraverso la sentenza 242/2019 ha legittimato tale pratica e cioè: la presenza di una patologia irreversibile; una grave sofferenza fisica e psichica; la piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli; la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. «Adesso mi sento più leggero», è stato il commento di Mario. «We are the champions», avrebbe scritto ad un amico. La decisione arriva poco dopo un altro punto a favore arrivato questa volta dall’associazione “Coscioni”, che gli è stata sempre accanto. L’associazione avrebbe raccolto e depositato 1 milione 240 mila firme per il referendum sull’eutanasia ma anziché morire con l’eutanasia Mario adesso potrà decidere quando farlo e, soprattutto, potrà farlo a casa sua, accanto a sua madre e alle persone più care. L’opera dell’associazione è ancora, decisiva, invece per la raccolta fondi che serve per comprare il medicinale letale, 5mila euro di spese per l’acquisto del farmaco e delle apparecchiature per l’infusione.

Il suicidio assistito è l’atto del porre fine alla propria esistenza in modo consapevole attraverso l’autosomministrazione di dosi letali di farmaci da parte del soggetto che per farlo viene “assistito” da un medico o da un’altra figura che rende disponibili le sostanze necessarie. Per quanto il suicidio assistito e l’eutanasia siano accomunate dalla volontarietà della richiesta e dall’esito finale, ci sono almeno due sostanziali differenze queste: l’eutanasia non necessita della partecipazione attiva del soggetto che ne fa richiesta, mentre il suicidio assistito sì, perché prevede che la persona malata assuma in modo indipendente il farmaco letale; l’eutanasia richiede, inoltre, l’azione diretta di un medico, che somministra un farmaco di regola per via endovenosa, mentre il suicidio assistito prevede che il ruolo del sanitario si limiti alla preparazione del farmaco che poi il paziente assumerà per conto proprio. E poi in Italia praticare l’eutanasia costituisce un reato, punibile ai sensi dell’articolo 579  e dell’articolo 580 del codice penale. Invece il suicidio assistito è stato legittimato nel 2019. Da noi è prevista anche la sospensione delle cure, è un diritto sancito dall’art. 1 della legge 219/2017, che stabilisce che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge”.

In Olanda l’eutanasia è legale dal 2002 e il suicidio assistito dal 2004, anche ai minori di età superiore ai 12 anni, purché con il consenso dei genitori fino ai 16 anni. Nel 2002 i Paesi Bassi hanno approvato la legge che legalizza l’eutanasia, compreso il suicidio assistito. Negli USA l’aiuto a morire è consentito, ma solo in alcuni stati come New Jersey, Washington State e Oregon. Nella vicina Svizzera è consentito solo il suicidio assistito.

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