Tumore al polmone: prevenire è meglio che curare

Le stime di AIRTUM “Associazione italiana registri tumori” parlano di 40 mila  e 800 nuove diagnosi di tumore del polmone nel 2020. Ne parliamo con Maria Rita Migliorino, responsabile di Pneumologia, indirizzo Oncologico dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma.

di Melania Sorbera

In Italia si contano 40 mila decessi l’anno per tumore polmone: prevenire è meglio che curare. Ne parliamo con Maria Rita Migliorino, responsabile di Pneumologia, indirizzo Oncologico dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma.

La prevenzione si fa prima di tutto smettendo di fumare“, spiega Maria Rita Migliorino. “La cessazione dell’abitudine tabagica – su cui, recentemente, si è abbassata la guardia considerandola qualcosa di superato perché poi esiste la terapia ed in particolare i nuovi trattamenti terapeutici: terapie target e terapie molecolari – deve essere riconsiderata come un aspetto prioritario. I due aspetti non sono in conflitto. Anzi, devono convivere ed essere presi in considerazione allo stesso modo. La cessazione dell’abitudine a fumare da parte dei più giovani è certamente la prevenzione migliore, uno strumento fortissimo per ridurre l’incidenza della patologia oncologica polmonare“.

Le stime di AIRTUMAssociazione italiana registri tumori” parlano di 40 mila  e 800 nuove diagnosi di tumore del polmone nel 2020. Altri fattori che aiutano a prevenire il tumore al polmone sono “le buone abitudini di vita, una sana alimentazione, l’obesità e il movimento. Poi vi sono i fattori oncogenici ambientali che hanno sicuramente un’incidenza molto alta sulla proliferazione del tumore. Per cui, ad esempio, molto utili sono le campagne come quelle contro l’uso dell’amianto e la riduzione dei particolati nell’aria. Infine la diagnosi precoce è, un altro aspetto, da non sottovalutare soprattutto nei confronti delle donne, donne giovani, che spesso sottovalutano gli effetti dannosi dell’abitudine al fumo di sigaretta”.

Nel caso del tumore al polmone dopo 5 anni dal momento della diagnosi è ancora vivo solamente il 18% dei pazienti. Si tratta di una patologia che avanza velocemente. “La terapia giusta al paziente giusto“, continua la responsabile di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini.  “Per quanto riguarda la personalizzazione delle terapie è necessario che nel momento della diagnosi si abbia una profilazione molecolare della malattia e si proceda il prima possibile con cure adeguate“.

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