Numerose evidenze scientifiche confermano l’importanza del movimento nell’iter riabilitativo. Ginnastica a corpo libero, nordic walking e, da novembre, yoga: sono i corsi gratuiti a disposizione delle donne operate di cancro alla mammella, nei diversi presidi del Gruppo MultiMedica.
In occasione dell’Ottobre Rosa, arriva anche l’annuncio di uno studio prossimo a partire, presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano e l’IRCCS di Sesto San Giovanni, per valutare i benefici del fitness associato a psicoterapia sul benessere fisico e mentale.

Milano, 23 Ottobre 2020

L’esercizio fisico come una vera medicina, da prescrivere alle donne con cancro al seno in sinergia alle cure tradizionali, perché previene le ricadute e può ridurre la mortalità fino al 40%, contribuendo in generale alla salute di corpo e psiche.

È il messaggio che emerge, sempre più forte, dalla ricerca scientifica degli ultimi anni e che il Gruppo MultiMedica è stato tra i primi a raccogliere e mettere in pratica, studiando specifici protocolli di allenamento dedicati alle pazienti della Breast Unit. Dopo i corsi di nordic walking, attivi già dal 2017 in collaborazione con l’Associazione CAOS e, dal 2019, le lezioni di ginnastica a corpo libero abbinate a sedute psicoterapiche in partnership con l’Associazione ProGYM, a novembre l’offerta si arricchirà con le sessioni di yoga; il tutto sempre nel pieno rispetto delle disposizioni anti-Covid. Non solo: alla luce dei risultati significativi finora ottenuti, partirà a breve un progetto di ricerca che valuterà quanto 3 mesi di attività fisica e psicoterapia migliorino la qualità di vita e il dolore legato alle terapie ormonali.

Nel sesso femminile, la neoplasia al seno è il tumore più comune e la quinta causa di morte per cancro1. I trattamenti chirurgici, chemioterapici, radioterapici e adiuvanti sono sempre più precisi ma comportano ancora molti effetti collaterali. Diventa così fondamentale che una Unità di Senologia possa offrire alle pazienti trattamenti multidisciplinari integrati, in grado di alleviare limitazioni fisiche, spossatezza e alterazioni psicologiche spesso presenti durante le cure.

Sempre più evidenze scientifiche sostengono il ruolo dell’attività fisica non solo per prevenire diversi tipi di carcinoma, come quello al seno2,3, ma anche per aumentare la sopravvivenza nelle donne già colpite dalla malattia, migliorare il tono dell’umore e il benessere generale, aiutando a ritrovare forza ed energia. Un’approfondita revisione della letteratura sull’argomento, condotta dal Sunnybrook Health Sciences Centre canadese, ha evidenziato che, tra i vari fattori relativi allo stile di vita (peso, alimentazione, sport, alcool e fumo), l’esercizio fisico è quello con il maggior impatto sulla prevenzione delle recidive del tumore alla mammella4. In particolare, se praticato regolarmente, ridurrebbe la mortalità di circa il 40%, contrastando gli effetti indesiderati delle terapie. Ciononostante, in Italia sono ancora pochi gli oncologi che lo prescrivono, le pazienti che raggiungono i 150 minuti raccomandati a settimana e i centri di cura che offrono percorsi ad hoc.

L’attività fisica è associata a una diminuzione del rischio di insorgenza di alcuni fra i più diffusi tumori femminili: quelli dell’endometrio e del seno, soprattutto nelle donne in menopausa”, spiega Bettina Ballardini, Direttore del Dipartimento di Senologia Chirurgica del Gruppo MultiMedica. “I vantaggi di uno stile di vita protettivo non sono, però, solo a favore di chi non si è mai ammalato. È scientificamente dimostrato che l’esercizio fisico regolare è importante anche per chi ha già avuto una diagnosi di cancro e determina una riduzione del rischio di recidiva, soprattutto nei tumori ormono-sensibili: va quindi considerato una terapia complementare alle cure tradizionali e, al pari di una medicina, dovrebbe essere prescritto dal medico, spiegando alle donne che i benefici sono reali e molteplici. Più movimento, dunque, e con costanza: non c’è limite di età, è sempre consigliato, in particolare durante la terapia ormonale, per attenuarne effetti collaterali quali osteoporosi e dolori articolari. Una Breast Unit – continua Ballardini  deve considerare l’aspetto clinico ma anche il benessere globale della donna operata di tumore al seno: mi auguro che sempre più pazienti possano avere l’opportunità di aggiungere salute e qualità di vita al loro percorso di guarigione”.

Mente e corpo sono intrinsecamente coinvolti da una malattia come il cancro: per questo motivo, nell’ultimo anno MultiMedica ha supportato l’implementazione del progetto ProGYM, realizzato con l’omonima associazione oncologica, per offrire alle pazienti mastectomizzate un percorso “su misura”, che integrasse attività fisica e psicoterapia. Un personal trainer ha creato, lavorando con i chirurghi oncologi, dei protocolli di allenamento via via crescenti, composti da 31 esercizi a corpo libero volti a favorire la mobilizzazione di tutto il corpo e adattati ai bisogni e alle reali possibilità delle singole partecipanti. Il programma prevede un’ora di ginnastica, seguita da un’ora di supporto psicologico di gruppo, per 2 volte a settimana. Dal 2019, diverse decine di pazienti ne hanno beneficiato, con significativi risultati: i test somministrati prima e dopo il corso hanno evidenziato un netto miglioramento di ansia e depressione e una riduzione del dolore.

Dopo un intervento di mastectomia, la donna ha bisogno di ristabilire la relazione con la propria fisicità, per riacquisire autostima e una nuova immagine di sé”, dichiara Maura Levi, psicoterapeuta presso le UO di Chirurgia Generale e Oncologia del Gruppo MultiMedica. “Il progetto ProGYM parte da un approccio olistico alla paziente, con l’intento di farsi carico non solo del suo corpo ma anche della sua psiche. Quando si ha una patologia cronica come un tumore, il rischio più grande è identificarsi con la malattia stessa: questa invece è solo una parte di noi, un compagno di viaggio fastidioso che non può e non deve invadere la nostra vita. Per raggiungere una tale consapevolezza, è essenziale lavorare sulla propria emotività e sul proprio corpo. L’obiettivo del percorso è abituare le pazienti a prendersi cura di sé, a mettersi ‘al centro’, apprendendo pratiche di benessere da trasferire poi nel quotidiano. Le ricadute finora sono state così positive – conclude Levi – che alcune partecipanti non hanno più avuto necessità di assumere ansiolitici, antidepressivi o analgesici. Da qui, la decisione di avviare uno studio osservazionale dedicato”.

I riscontri raccolti in quest’ultimo anno dal percorso che unisce ginnastica e psicoterapia si sono rivelati tanto interessanti da indurre il Gruppo MultiMedica a promuovere uno specifico progetto di ricerca, annunciato oggi in occasione dell’Ottobre Rosa, mese della sensibilizzazione sul tumore al seno. Lo studio valuterà se e quanto, nelle pazienti sottoposte a intervento chirurgico per cancro alla mammella, 3 mesi di attività fisica associata a supporto psicologico di gruppo, per 2 volte a settimana, migliorino la qualità di vita e la percezione dolorifica legata alle terapie ormonali. Verranno coinvolti nel progetto l’Ospedale San Giuseppe di Milano, l’IRCCS di Sesto San Giovanni e i referenti dell’Associazione ProGYM, presieduta dal Dott. Luca Trombin, che hanno lavorato finora con il Gruppo MultiMedica: la psicoterapeuta Silvia Pagani e il personal trainer Francesco Caputo.


Riferimenti bibliografici

1 Ferlay J et al. GLOBOCAN 2012 v1.2, Cancer Incidence and Mortality Worldwide: IARC Cancer Base No. 11. 2015; available from http://globocan.iarc.fr.

2 World Cancer Research Fund/ American Institute for Cancer Research, “Diet, Nutrition, Physical Activity and Cancer: a Global Perspective”, Continuous Update Project Expert Report 2018.  

3 Matthews CE et al., “Amount and Intensity of Leisure-Time Physical Activity and Lower Cancer Risk”, Journal of Clinical Oncology 38, no. 7 (March 01, 2020) 686-697, doi: 10.1200/JCO.19.02407.

Harmer J, Warner E, “Lifestyle modifications for patients with breast cancer to improve prognosis and optimize overall health”, Canadian Medical Association Journal 2017 February 21;189: E268-74, doi: 10.1503/cmaj.160464.

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