Bambino Gesù: altri 4 trapianti d’organo in 48 ore. Le buone notizie in tempo di Covid-19

L’attività di trapianto nell’Ospedale della Santa Sede continua in tutta sicurezza anche durante l’emergenza sanitaria

Roma, 10 Aprile 2010

Buone notizie in tempo di COVID-19 aiutano a guardare con più ottimismo al futuro: nelle ultime 48 ore all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sono stati eseguiti 4 trapianti di organi solidi, che si aggiungono ai due della scorsa settimana. I chirurghi dell’ospedale della Santa Sede hanno impiantato un cuore, un fegato e due reni in quattro piccoli pazienti in lista di attesa. Gli interventi hanno richiesto la partecipazione, complessivamente, di più di 50 medici, infermieri, operatori e tecnici sanitari. Tutti i pazienti sono ora in buone condizioni assistiti in terapia intensiva.

Il trapianto di cuore ha richiesto 16 ore – dalle 4.00 alle 20.00 di martedì 7 aprile – e l’intervento di 2 équipe del Dipartimento Medico-chirurgico di Cardiologia Pediatrica. Si è trattato di un caso particolarmente complesso: il ricevente, un ragazzo di 12 anni, era ricoverato già da un anno al Bambino Gesù in quanto la patologia da cui era affetto – una cardiomiopatia restrittiva – aveva richiesto l’impianto di un cuore artificiale doppio, sia per il ventricolo destro che per quello sinistro. Il cosiddetto Cuore di Berlino è il dispositivo più utilizzato in età pediatrica per pazienti di basso peso in attesa di trapianto: si tratta di un cuore artificiale paracorporeo che mentre assicura la sopravvivenza del paziente non ne consente però la dimissione a casa. Ecco il perché della lunga permanenza del ragazzo operato in ospedale dove ha potuto frequentare anche la scuola in prima media.

Tra la notte di lunedì 6 aprile e quella di mercoledì 8, il gruppo del Prof. Marco Spada, responsabile della struttura complessa di Chirurgia epato-bilio-pancreatica e del Programma di trapianto di fegato, nell’ambito del Dipartimento chirurgico del Bambino Gesù, ha portato a termine due trapianti di rene e uno di fegato. Il fegato è stato impiantato a una bambina di 1 anno, affetta da malattia metabolica, che attendeva in lista da circa 2 mesi. I due reni, invece, sono stati impiantati in un bambino di 3 anni affetto da displasia renale, in dialisi e in lista d’attesa da 4 mesi, e in un ragazzo di 13 anni già da un anno in lista di attesa per un secondo trapianto: una grave malformazione delle vie urinarie aveva richiesto un primo trapianto nel 2010 che purtroppo, dopo qualche anno, aveva perso funzionalità a causa di rigetto cronico.

«Nonostante la difficile situazione sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19 – afferma il Prof. Marco Spadail nostro ospedale continua la sua attività di trapianto di organi, indispensabile per curare bambini gravemente ammalati. Questo grazie anche alla definizione di percorsi protetti, finalizzati a garantire la sicurezza dei bambini e degli operatori. I numerosi trapianti effettuati in questi giorni sono stati possibili grazie all’impegno straordinario di tanti chirurghi, clinici, anestetisti, rianimatori, infermieri, tecnici e personale ausiliario, autisti e personale amministrativo. Non è possibile elencarli tutti, ma a loro va tutto il merito oltreche la mia gratitudine».

«Questi risultati – aggiunge la Presidente del Bambino Gesù, Mariella Enocci incoraggiano nel complesso cammino delle settimane di emergenza sanitaria in Italia e ci confermano nella scelta strategica di aver destinato all’assistenza dei pazienti COVID-19 la sede di Palidoro dell’ospedale. L’attività trapiantologica ha potuto così proseguire nella sede del Gianicolo con maggiore rapidità ed efficacia, rassicurando le famiglie sulla totale sicurezza degli interventi. Le buone notizie per i bambini trapiantati e le loro famiglie ci danno gioia e speranza per il futuro, senza dimenticare il dolore delle famiglie dei donatori a cui deve sempre andare il nostro “grazie” riconoscente. Esse sono il segno visibile che una cultura della donazione di organi e tessuti si sta diffondendo nel nostro Paese e ci impegnano a moltiplicare gli sforzi affinché tutti possano comprenderne l’importanza aprendosi, per prima cosa, alla decisione di firmare la dichiarazione di consenso alla donazione».

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