COVID 19 e maculopatia: i pazienti non devono abbandonare le cure. L’appello del Comitato Macula

Gli Ospedali sono sicuri, ma per le iniezioni intravitreali, si devono adeguare alle nuove esigenze di ridistribuzione degli spazi

Genova, 10 Giugno 2020

I pazienti affetti da maculopatie, come la degenerazione maculare legata all’età essudativa (DMLE) o l’edema maculare diabetico non devono abbandonare il loro percorso terapeutico. Il vero rischio, interrompendo le cure, è quello di perdere i benefici che queste ultime avevano portato, causando una ripresa della maculopatia, in alcuni casi irreversibile. È molto importante, dunque, che queste persone prendano contatto con i Centri specialistici presso i quali sono seguiti, per riprogrammare il percorso terapeutico, tenendo conto delle nuove procedure di accesso alle strutture, messe in atto in seguito all’emergenza sanitaria da COVID 19.

Questo l’appello lanciato dal Comitato Macula, prima e unica Associazione italiana nata per dare voce ai pazienti affetti da maculopatie o retinopatie.

Questi pazienti sono generalmente sottoposti a terapie continuative, che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali, che consentono non solo di prevenire la perdita della vista, ma, in alcuni casi, anche di recuperare l’acuità visiva perduta – dichiara Massimo Ligustro, Presidente di Comitato Macula – Tuttavia, a seguito della pandemia da coronavirus, per paura di esporsi al contagio, i pazienti non si stanno più presentando alle visite di controllo programmate”.

La paura dell’infezione, causata dalla presenza negli Ospedali di pazienti Covid-19 ha spinto le persone in terapia per le maculopatie, a rinunciare alle stesse perché ritenevano che i reparti di Oculistica potessero essere, in qualche modo, non sicuri.

Questo ha determinato, nell’ultimo trimestre, un calo delle prestazioni che va dal 40% all’80%, a seconda delle Regioni, e di come si sono attrezzate le singole Aziende Ospedaliere.

Attualmente, anche nelle strutture che sono state in precedenza trasformate in Ospedali COVID 19 – continua Ligustro esistono percorsi protetti, che permettono alle persone con patologie maculari e retiniche croniche, di ricevere la propria terapia o fare un accertamento diagnostico, senza correre alcun rischio. Presso il sito web dell’Associazione, www.comitatomacula.it, sarà possibile trovare l’elenco dei Centri specialistici che garantiscono le visite e le procedure per le iniezioni intravitreali in totale sicurezza”.

Quello che cambia, attualmente, sono le modalità di accesso, il distanziamento tra i pazienti, l’uso di dispositivi di protezione individuale – afferma il Professor Massimo Nicolò, Responsabile del Centro Retina Medica e Maculopatie presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova – Se la cosiddetta ‘Fase 1’ dell’emergenza sanitaria può dirsi conclusa, ora è iniziata una Fase che non sappiamo fino a quando durerà, e che condizionerà i comportamenti di tutti noi. Ciò che è certo, è che questo andrà a influenzare anche il numero dei pazienti che possono accedere alle strutture preposte”.

Per questo motivo è importante che le Aziende Ospedaliere si adeguino alla situazione, e si attrezzino rapidamente per poter trattare lo stesso numero di pazienti del periodo precedente all’emergenza sanitaria – continua NicolòUna soluzione sarebbe quella di ‘uscire dalla sala operatoria’, creando delle clean room (come avviene già nei Paesi del mondo anglosassone per questo tipo di interventi a bassa complessità), ossia degli ambulatori equipaggiati con cappe a ‘flusso laminare’, che consentono il lavoro in condizioni di sicurezza. Questa soluzione, che è stata adottata negli ultimi tempi da alcune Aziende ospedaliere del nostro Paese, consentirebbe un notevole ridimensionamento degli spazi, con il vantaggio di poter essere attuata in tempi rapidi con costi contenuti”.

Costi che – conclude Ligustrosarebbero ampiamente ripagati dal numero di ‘viste’ salvate, evitando non solo un danno inestimabile per i pazienti, ma anche di vedere vanificati i costi sostenuti in passato dai Servizi Sanitari Regionali”.

 

Associazione Comitato Macula

Nata a Genova nel 2020, Comitato Macula è la prima Associazione senza fini di lucro costituita per dare voce ai pazienti affetti da maculopatie e retinopatie, con l’obiettivo di vedere riconosciuti i loro diritti nel ricevere una diagnosi tempestiva e i migliori trattamenti disponibili, oltre a promuovere la conoscenza e la ricerca in questo settore dell’oculistica.

www.comitatomacula.it – info@comitatomacula.it.


La Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE)

La Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE) è una patologia legata all’invecchiamento ed è la principale causa di diminuzione della visione centrale nei soggetti con età superiore ai 65 anni. In Italia colpisce circa 1 milione di persone (tra diagnosticate e non).

È un’affezione cronica a carattere degenerativo e progressivo, che interessa la macula, la porzione centrale della retina deputata alla visione distinta. I primi segni della maculopatia (drusen) sono spesso asintomatici. Tuttavia, la maculopatia può progredire verso forme più avanzate che tipicamente si distinguono in due diversi tipi. La forma atrofica e quella umida o essudativa. Quest’ultima (10-15% dei casi) determina un rapido e progressivo calo visivo, associato a distorsione della visione centrale ed è la principale causa, nei Paesi sviluppati, di perdita irreversibile della visione centrale.

In Italia, ogni anno si registrano circa 50.000 nuovi casi di DMLE essudativa. La prevalenza della DMLE è rara prima dei 55 anni, ma la sua incidenza aumenta soprattutto dopo i 75 anni. Secondo alcune stime la patologia colpisce il 20% degli ultracinquantenni (1 persona su 5) e, in particolare, il 35% (1 persona su 3) degli ultrasettantenni.

Nella maculopatia degenerativa legata all’età si verifica un’ossidazione dei tessuti retinici che interessano la parte centrale dell’occhio e che può evolvere in due direzioni: la forma ‘atrofica’ che consiste appunta nella atrofia del tessuto retinico, ed è una forma per la quale, al momento, non esistono modalità di intervenire. Viceversa, la malattia può seguire un canale ad evoluzione molto più rapida (la forma “essudativa”), che comporta la formazione di neo-vasi. Si tratta di vasi anomali, che hanno due caratteristiche: quella di proliferare velocemente e quella di perdere liquido e materiale proteico o lipidico dalla propria parete. Nel momento in cui questo avviene si verifica un danno ai fotorecettori che, all’inizio, consiste in un disordine strutturale. La prima percezione dei pazienti è una distorsione delle immagini, in un secondo momento compare uno scotoma, cioè un’area della retina dove l’immagine non risulta più percepibile. Questa è la forma sulla quale convergono gran parte delle ricerche e, soprattutto, che è possibile trattare.

Alla luce dei dati epidemiologici, la DMLE può essere considerata una malattia di grave rilevanza sociosanitaria. Nelle forme moderate e gravi, con profonda riduzione visiva, i pazienti subiscono un peggioramento della qualità della vita del 60%. Questa è una conseguenza delle gravi limitazioni delle normali attività della vita quotidiana, come leggere o guidare o della capacità di occuparsi di sé, che la malattia comporta. Senza considerare che la perdita visiva associata a DMLE aumenta il rischio di cadute e fratture, con la conseguente necessità di una frequente assistenza medica riabilitativa.

La diagnosi tempestiva, attraverso visite oculistiche da effettuare con regolarità dopo i 55 anni, è di fondamentale importanza, perché permette allo specialista di orientare il paziente verso i trattamenti più adeguati. È opportuno ricordare che, se la patologia è curata in modo appropriato, la perdita visiva non solo può essere arrestata, ma può anche regredire.

Una semplice visita oculistica, tuttavia, non è sempre sufficiente per formulare una diagnosi corretta. Per confermare quest‘ultima e inquadrare la malattia sono, infatti, necessari alcuni esami strumentali; tali accertamenti sono la tomografia ottica a coerenza (OCT) e se necessario l’angiografia con fluoresceina (o fluorangiografia), eventualmente anche con verde di indocianina.

Negli ultimi 20 anni il trattamento della DMLE essudativa ha registrato notevoli progressi, con la scoperta di farmaci ad azione mirata sul fattore di crescita dell’endotelio vascolare VEGF, somministrati attraverso iniezioni intravitreali. In patologia oculare è noto che il VEGF-A e il PlGF (fattore di crescita placentare) sono coinvolti principalmente nell’induzione della neovascolarizzazione oculare.

L’attuale standard terapeutico per il trattamento della DMLE essudativa è pertanto la terapia anti-VEGF somministrata mediante iniezione intravitreale.

La maculopatia senile essudativa è una malattia cronica, Anche se viene controllata dai farmaci anti-VEGF in modo egregio, è fondamentale, in primo luogo, una diagnosi precoce e in secondo, una terapia continuativa.  Perché il trattamento deve essere assolutamente rigido, e si deve prestare molta attenzione alla tempistica e alle modalità di somministrazione.

1 commento

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  • A proposito di macula mia madre di 102 anni alla richiesta di fissare in appuntamento all’ospedale di Varese per fare un OCT e controllare lo stato del suo occhio (uno lo ha già perso…) ha avuto un appuntamento per l’hanno prossimo (!)
    Come si concilia questo con le vostre indicazioni?
    Grazie