Gestire il paziente oftalmologico in ospedale dopo il Covid-19: al via i progetti regionali per definire una nuova strategia

I responsabili dei Centri Retina Ospedalieri di Campania, Piemonte e Puglia si riuniscono in modalità virtuale per definire un nuovo percorso diagnostico e terapeutico in sicurezza.


Milano, 16 Giugno 2020

Sono partiti questa settimana i primi incontri virtuali regionali tra i responsabili dei Centri Retina Ospedalieri di Campania, Piemonte e Puglia che hanno l’obiettivo di favorire l’analisi delle criticità, la condivisione delle esperienze e l’individuazione di efficaci soluzioni per definire un nuovo percorso diagnostico e terapeutico del paziente oftalmologico, affetto da patologie retiniche come la maculopatia. La maculopatia è una patologia cronica oculare, sempre più diffusa specie nella popolazione over 60 tanto che ogni anno si ammalano in Italia 20.000 persone solo di maculopatia degenerativa legata all’età ed è tra le principali cause della ipovisione e della cecità.

Durante il lockdown, anche le strutture sanitarie sono state coinvolte nella riduzione delle attività, limitando in alcuni casi gli accessi alle sole urgenze. Inoltre, in molte realtà le sale operatorie sono state destinate alla gestione dell’emergenza Covid-19, precludendo ai pazienti con maculopatia i necessari trattamenti intravitreali.

L’impatto negativo delle restrizioni sull’attività dei Centri Retina è stato molto forte, in quanto ha rallentato la continuità terapeutica di chi era in cura, che comunque è stata per lo più garantita, ma soprattutto ha fortemente limitato le nuove diagnosi e l’inizio delle cure per i pazienti, molto spesso anziani e fragili. Tutto ciò ha determinato un’inevitabile limitazione dell’efficacia del trattamento dato che la tempestività della cura è cruciale per il recupero visivo” sottolinea la Prof.ssa Francesca Simonelli, Direttrice della Clinica Oculistica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Con la ripresa graduale delle attività, in questa fase di post-emergenza Covid-19, si è reso indispensabile ridisegnare il percorso del paziente all’interno delle strutture ospedaliere al fine di garantire sia l’accesso e la continuità terapeutica sia la sicurezza del personale sanitario e del paziente stesso, considerando che gli interventi di oftalmologia non consentono di operare mantenendo le distanze interpersonali raccomandate.

Nasce così il progetto LEAN – Virtual Meeting on Patient Journey, che, attraverso la realizzazione di alcuni tavoli regionali, sotto la direzione scientifica di Francesca Simonelli (Direttrice della Clinica Oculistica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), Beatrice Brogliatti (Past Professor Associato Clinica Oculistica Università di Torino), Guido Caramello (Primario Emerito di Oftalmologia Responsabile Oculistica Centro ABAX di Cuneo) e Giovanni Alessio (Direttore della Clinica Oculistica Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Consorziale Bari), si propone di definire un nuovo percorso di gestione dei pazienti maculopatici.

Il confronto tra oculisti, medici legali, esperti di gestione del rischio e di organizzazione dei processi e di supporto digitale in sanità permette di comprendere le reali dimensioni dell’impatto dell’emergenza da Covid-19 nell’accesso dei pazienti alle cure e di individuare più efficacemente le possibili soluzioni utili a offrire un percorso di cura efficace nel contesto regionale – spiega l’Ing. Paolo Locatelli del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano che negli ultimi anni ha analizzato le modalità di gestione dei pazienti maculopatici nei centri retina in Italia -. Il valore aggiunto di questi meeting è l’identificazione di azioni concrete e attuabili nei centri clinici di un definito contesto regionale e delle modalità per misurare l’efficacia di tali azioni.”

Il progetto LEAN coinvolge ad oggi circa 40 centri ospedalieri di tre Regioni, Campania, Piemonte e Puglia. Tra giugno e luglio, sono in programma i meeting su piattaforme virtuali per facilitare la partecipazione ovviando ai problemi di assembramento, realizzati con il supporto e la consulenza tecnica e organizzativa di AIM Group International e la sponsorizzazione non vincolante di Novartis.

I tavoli di lavoro virtuali interdisciplinari che abbiamo creato sono molto utili per raccogliere pareri ed esperienze sui problemi attuali tecnici e organizzativi e trovare soluzioni concrete applicabili al percorso diagnostico e terapeutico del paziente nel breve e nel lungo termine – spiega la Prof.ssa Simonelli –. Grazie a questi incontri possiamo anche mettere in rete i centri regionali nell’ottica di un coordinamento degli interventi che, favorendo il supporto reciproco, aiuti a ridurre i tempi di attesa e a trattare un maggior numero di pazienti”.

Ogni tavolo di lavoro regionale prevede due meeting virtuali. Nel primo incontro, preceduto da una survey che delinea l’attuale situazione in essere nei centri e l’impatto dell’emergenza, si elabora un documento preliminare relativo alle possibili nuove modalità di accesso dei pazienti ai Centri Retina. Nel secondo incontro verranno validate le soluzioni proposte attraverso l’analisi dei KPI raccolti e il feedback emergente da una seconda survey, giungendo alla stesura finale delle strategie e linee di indirizzo da condividere con le autorità regionali per la loro implementazione.

La ripartenza dell’attività ospedaliera oftalmologica in piena sicurezza è particolarmente complessa, perché occorre garantire che sia il paziente sia il personale sanitario siano Covid-free e tutelati da possibili contagi – fa notare il Prof. Alessandro Dell’Erba (docente di Medicina Legale all’Università di Bari) –. Per essere più efficaci si è deciso di procedere a un confronto delle analisi e survey effettuate nelle varie regioni così da trarre lezioni utili a tutti per ripensare il modello organizzativo. Questo lavoro è importante perché le strategie che saranno individuate resteranno valide fino a che non si arriverà ad avere la disponibilità del vaccino e la copertura vaccinale dell’80% della popolazione, quindi almeno per un anno”.

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