HIV: un premio alle Malattie Infettive dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano

Dott.ssa Antonella D’Arminio Monforte

Premiato ICEBERG Milano: il primo progetto italiano per diagnosticare l’infezione sommersa da HIV sulla base di patologie “indicative”. Verrà realizzato grazie al Fellowship Program di Gilead Sciences.


Milano, 15 Ottobre 2019

Cercare l’infezione da HIV in chi viene ricoverato in ospedale per condizioni o patologie diverse dall’HIV ma che ne possono indicare la presenza. Obiettivo è arrivare a una diagnosi precoce dell’infezione, un rapido avvio della terapia e benefici per l’individuo e per la collettività.

E’ il progetto ICEBERG (HIV screening tests beyond the target), promosso dall’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Santi Paolo e Carlo di Milano in collaborazione con altre 4 grandi strutture ospedaliere della città: l’ASST Fatebenefratelli-Sacco, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e l’IRCCS Ospedale San Raffaele. Una sorta di “grande alleanza” nella lotta all’HIV che darà vita al progetto grazie al finanziamento di 25.000 euro ottenuto al Fellowship Program, Bando di concorso promosso in Italia dall’azienda biofarmaceutica Gilead Sciences per selezionare e premiare i migliori progetti in ambito infettivologico e oncoematologico proposti da Enti di ricerca e cura del Paese.

In Italia, circa il 60-65% delle persone con infezione da HIV arriva alla diagnosi tardivamente quando questa è già in stato avanzato[1]. Si tratta di una percentuale che non si è modificata negli anni. E’ il c.d. sommerso, una situazione in cui il paziente non sa di aver contratto l’infezione di cui si accorge solo quando questa si aggrava con una diagnosi quindi tardiva e conseguenze importanti. Una ritardata diagnosi si associa infatti ad una maggiore mortalità e morbosità, all’incremento della spesa sanitaria oltre che ad una risposta alla terapia anti HIV meno efficace e ad un maggior rischio di trasmissione dell’infezione.

Una possibile soluzione al problema è offrire il test a pazienti che incosapevoli di aver contratto l’infezione sono però affetti da patologie o condizioni che possono indicarne la presenza. Si tratta di persone in cui è più probabile l’esistenza dell’infezione proprio a causa della patologia o della condizione “indicativa” e per i quali è quindi possibile una diagnosi precoce e un rapido avvio della terapia.

E’ questa la strategia adottata da ICEBERG, primo progetto nel suo genere e il cui nome ne esprime bene l’obiettivo: far emergere la parte sommersa dell’infezione nella popolazione che presenta condizioni o patologie “indicative”. Tra queste rientrano i problemi legati al calo delle difese immunitarie, (ad esempio lo sviluppo di infezioni fungine da candida, la tubercolosi o alcune forme di linfoma), le malattie sessualmente trasmesse e le infezioni croniche da virus dell’epatite B o C.

Molteplici i benefici che l’approccio ICEBERG può generare sulla salute del singolo e su quella pubblica. La diagnosi precoce permette il tempestivo inizio della terapia antiretrovirale con riduzione così della mortalità e della morbilità HIV-correlate e con il conseguente prolungamento dell’aspettativa di vita. Sul fronte pubblico, invece, la conoscenza del proprio stato di positività comporta l’assunzione di comportamenti sessuali consapevoli. L’avvio della terapia inoltre abbassa la viremia a livelli non determinabili così da non trasmettere l’infezione ai propri partner sessuali.

Siamo particolarmente orgogliosi di ricevere questo premio – spiega Antonella D’Arminio Monforte, Direttore della struttura di Malattie Infettive e Tropicali dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano – che conferma l’impegno delle Istituzione sanitarie e degli specialisti milanesi per affrontare il fenomeno del sommerso nell’infezione da virus HIV. Per quanto la nostra città sia insieme a Roma quella a più alta incidenza di nuove diagnosi di HIV (8-9 casi/anno per 100.000 abitanti), ad oggi, non sono noti per il territorio milanese i dati di prevalenza delle infezioni da HIV in pazienti con condizioni “indicative”. L’obiettivo dello studio è di poter rispondere a questa domanda. Nell’analisi preliminare effettuata per la presentazione del progetto sono stati raccolti in circa 3 mesi i dati dello screening per HIV di 190 soggetti che presentavano le condizioni indicative dell’infezione. 6 di questi presentavano infezione da HIV (3%). Proiettando questi dati preliminari sui cinque differenti nosocomi che verranno coinvolti per i 12 mesi del progetto, stimiamo di riscontrare dai 40 ai 120 nuovi casi di infezione.”

Il progetto dell’ASST Santi Paolo e Carlo è stato selezionato dalla Commissione Giudicatrice del Fellowship Award 2019 per la sua unicità e originalità. Particolarmente importanti sotto l’aspetto scientifico e sanitario appaiono i dati che emergeranno: arrivare a trattare prima possibile l’infezione da virus HIV è oggi una sfida importante, sia per aiutare le persone sieropositive sia per ridurre i rischi di trasmissione della malattia. La scelta del progetto dell’ASST Santi Paolo e Carlo è avvenuta tra i 110 presentati. Insieme a questo progetto ne sono stati premiati altri 34.

 

Fellowship Program

Il Fellowship Program è arrivato quest’anno alla sua 9a edizione. Con questo Bando vengono selezionati e premiati i migliori progetti proposti da Enti di ricerca e cura italiani che, secondo il giudizio di una Commissione giudicatrice indipendente, dimostrino di avere ricadute positive sulla qualità di vita e sugli outcome delle persone affette da HIV, patologie del fegato e oncoematologiche. Nei nove anni del Bando sono stati presentati oltre 1.000 progetti e le Commissioni Giudicatrici di ogni Edizione ne hanno selezionati e premiati in totale 333, 35 solo quest’anno. 6 i criteri con cui vengono valutati i progetti:

  1. Razionale scientifico del progetto,
  2. Originalità e rilevanza del tema oggetto del progetto,
  3. Fattibilità del progetto,
  4. Presumibili ricadute positive nella cura dei pazienti,
  5. Rapporto costo/beneficio del progetto,
  6. Valenza sociale del progetto.

Nel corso dei nove anni sono stati assegnati oltre 7.800.000 di euro, di cui 900.000 quest’anno. Per saperne di più: www.itfellowshipprogram.it


[1] Dati coorte Icona (conte di CD4<350/mmc)

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