Procreazione Medicalmente Assistita: appello per la riforma della L. 40/2004 con richiesta di adesione e sottoscrizione

Dott.ssa Daniela Galliano

La Dott.ssa Daniela Galliano, Ginecologa ed esperta in Medicina della Riproduzione, sottolinea, tramite una lettera aperta ai parlamentari italiani, la necessità immediata di una indagine conoscitiva da parte della Commissione Sanità alla Camera e al Senato, propedeutica a tale riforma.


Roma, 11 Ottobre 2019

La prosecuzione della XVIII legislatura e l’avvio di un nuovo Governo che tra i suoi obiettivi prioritari e fondamentali ha indicato “la promozione di una più efficace protezione dei diritti della persona”, offrono un’opportunità importante per il Parlamento (incluse quelle ampie fasce di Parlamentari dell’opposizione da sempre protagonisti di battaglia per il riconoscimento dei diritti civili) e per l’intero Paese:  la riforma della Legge 40 del 2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita.

La Dott.ssa Daniela Galliano, Ginecologa ed esperta in Medicina della Riproduzione, sottolinea, tramite una lettera aperta ai parlamentari italiani inviata nella giornata odierna, la necessità immediata di una indagine conoscitiva da parte della Commissione Sanità alla Camera e al Senato, propedeutica a tale riforma.

In particolare, questa revisione, dovrebbe recepire le numerose Sentenze della Suprema Corte succedutesi nel tempo e dovrebbe altresì porre fine al divieto attuale di utilizzo per fini di ricerca e sperimentazione, di embrioni in sovrannumero congelati. Tale limitazione impedisce alla ricerca scientifica di progredire e segnare sviluppi grazie al loro impiego. Altro punto per il quale si impone la riforma è quello della vigente preclusione della Fecondazione Assistita per donne single e coppie di donne omosessuali.


Riceviamo e pubblichiamo la lettera della Dott.ssa Daniela Galliano 

 

“Gent.mi signore e signori Onorevoli,

Guardiamo con estrema attenzione alla prosecuzione di questa XVIII legislatura.

Ci auguriamo, a prescindere dal credo politico di ciascuno di noi, che l’extra time concesso al Parlamento possa rivelarsi come un’opportunità per la maturazione della dialettica istituzionale e del dibattito pubblico.

Ci auguriamo altresì nell’interesse del Paese che, in nessun caso, la nuova maggioranza possa ridursi ad assemblaggio di soggetti politici, che fino a questo momento avevano proceduto lungo traiettorie che correvano parallele, senza possibilità di convergenza, accordatisi in nome della mera esigenza tattica di contenere un comune avversario.

Speriamo, invece, possa determinare un rimescolamento e una contaminazione delle idee, che aiuti i partiti e i movimenti che partecipano a questa inedita sperimentazione politica a uscire dai recinti che ne avevano condizionato l’elaborazione programmatica e l’azione, e che tale processo a livello parlamentare non trascuri il coinvolgimento persino delle opposizioni.

Se può essere individuato un terreno di incontro e confluenza delle sensibilità di cui sono portatori non solo i gruppi parlamentari, ma anche gli elettorati dei diversi soggetti politici, questo va sicuramente ravvisato nel settore dei temi etici, dei diritti civili e di quelle libertà individuali che non rimangono confinate nella sfera delle vite private, ma hanno ricadute significative sull’intreccio delle relazioni collettive.

Su questo fronte, la nuova maggioranza ha la possibilità e il dovere di stabilire convergenze per programmare interventi strategici che incidano sulle vite concrete delle persone da offrire al giudizio dell’intero parlamento.

La convinzione che questa opera di incontro e ricomposizione sia possibile è rafforzata dal constatare che, al sesto punto del programma che fissa gli obiettivi prioritari e fondamentali della nuova maggioranza, si stabilisce che “Il Governo promuoverà una più efficace protezione dei diritti della persona, anche di nuova generazione, rimuovendo tutte le forme di diseguaglianza (sociali, territoriali, di genere), che impediscono il pieno sviluppo della persona e il suo partecipe coinvolgimento nella vita politica, sociale, economica e culturale del Paese”.

Un primo, significativo esempio che può essere immaginato come snodo tematico fondamentale, su cui confrontarsi per trovare soluzioni, è sicuramente quello della Legge n. 40 del 19 febbraio 2004, ovvero il sistema normativo sulla Procreazione Medicalmente Assistita: una legge che è stata investita, nel corso del tempo, da ripetute e successive deliberazioni della Corte Costituzionale.

L’attuale struttura normativa, di conseguenza, è caratterizzata da evidenti falle logiche, prima ancora che giuridiche, generate dal fatto che alle pronunce della Corte Costituzionale non sono seguite le opportune operazioni di armonizzazione e riorganizzazione delle disposizioni di legge da parte della politica.

Il risultato è un impianto frastagliato, disomogeneo, e in ogni caso attualmente inadeguato ad accogliere e a organizzare le esigenze dei cittadini e delle famiglie.

Ci permettiamo, allora, di evidenziare alcuni degli aspetti critici, problematici o contraddittori dell’attuale struttura normativa.

In primo luogo, il divieto di utilizzo, per fini di ricerca e sperimentazione, degli embrioni in soprannumero congelati. Questi embrioni sono destinati a rimanere praticamente abbandonati nei laboratori e nelle cliniche. Anche a voler ritenere che essi rappresentino una manifestazione di vita, si tratterebbe di una vita condannata a un destino sospeso. Ma se ammettessimo che costituiscono una vita solo in potenza (a cui, evidentemente, non si può attribuire un valore equivalente a quello di un embrione già impiantato nel corpo di una donna), dovremmo riconoscere la miopia di una normativa che impedisce alla ricerca scientifica di progredire e segnare sviluppi grazie al loro impiego.

Appare contradditorio, e per molti versi discriminatorio, un modello normativo che consente l’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita alle coppie eterosessuali, mentre lo preclude alle donne single o alle coppie di donne omosessuali. L’illogicità palese sta nel fatto che niente impedisce (né può impedire) a una donna eterosessuale single, che sia naturalmente fertile, di procreare. Come pure, una coppia di donne omosessuali che ne avesse le disponibilità e le risorse, può ricorrere alla Procreazione Assistita andando all’estero. È evidente, allora, che queste previsioni creano sperequazioni nell’esercizio degli elementari diritti legati all’affettività e alla genitorialità.

La Pdl proposta dal gruppo del M5S in queste ore ha avuto senza dubbio il merito di aver formalmente introdotto tale discussione in Parlamento, ma pensiamo sia necessaria una trattazione della materia più dettagliata e con un protagonismo di tutti i gruppi parlamentari, anche al fine di non rischiare di apparire come un’iniziativa di bandiera.

Sulla base di queste considerazioni ci rivolgiamo a voi onorevoli parlamentari chiedendo che venga valutato l’avvio di una indagine conoscitiva da parte della Commissione Sanità alla Camera e al Senato, come presupposto per intraprendere un’opera di revisione della Legge 40/2004, che sia il primo passo per una serie di interventi su tutte quelle impalcature normative presenti nella nostra legislazione che non risultano adeguate a rispondere alle esigenze e alle aspettative di un tessuto sociale e civile in continua e rapida evoluzione”.

Dott.ssa Daniela Galliano (Direttrice Sanitaria IVI Roma)

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