Rapporto STADA sulla salute 2020: italiani i più digitali d’Europa

Resi noti i risultati dell’“Health Report 2020”, indagine internazionale realizzata dal Gruppo STADA, in collaborazione con il Kantar Market Research Institute, che ha riguardato 12 Paesi europei e coinvolto oltre 24.000 cittadini (periodo: febbraio – marzo 2020).
Gli italiani sono tra i cittadini europei più favorevoli all’uso dei dispositivi elettronici e della tecnologia per avere accesso al consulto medico o per monitorare il proprio stato di salute e i progressi terapeutici.

Milano, 17 Giugno 2020

Gli italiani sono i più “digital oriented” rispetto ai loro vicini europei quando si tratta di utilizzare i dispositivi elettronici e la tecnologia per consultare il medico o monitorare il proprio stato di salute e i progressi terapeutici. Solo una minima parte è preoccupata per la propria privacy in caso di utilizzo di app per la salute. Quando si tratta, però, di acquistare farmaci, anche online, la maggioranza degli italiani preferisce rivolgersi alla propria farmacia di fiducia.

È quanto emerge dall’“Health Report 2020” che raccoglie i risultati di un’indagine internazionale realizzata dal Gruppo STADA, in collaborazione con il Kantar Market Research Institute, che ha riguardato 12 Paesi europei e intervistato oltre 24.000 cittadini nel periodo compreso tra febbraio e marzo 2020. L’indagine ha inteso indagare conoscenze, opinioni e comportamenti degli europei nei confronti di temi importanti relativi alla salute come innovazione e digitalizzazione, immunità e vaccinazione, eutanasia e sessualità. Particolare attenzione è stata riservata all’emergenza coronavirus, per la quale è stata realizzata una survey ad hoc a fine aprile su oltre 6.000 persone in 6 Paesi.

Tra tutte le 12 nazionalità coinvolte nella ricerca, gli italiani sono stati tra i più favorevoli al consulto medico tramite webcam o internet in caso di malattia minore o secondaria: il 79% del campione italiano, rispetto a una media di sondaggio del 70%, con solo la Spagna (82%) e la Finlandia (81%) più disposte a un consulto online. Rispetto al 2019, inoltre, l’apertura degli italiani a questo tipo di pratiche è quella che ha subito il maggior incremento rispetto agli altri Paesi considerati, aumentando di 28 punti percentuali (51% nel 2019).

Gli italiani sono i più disponibili tra tutte le nazionalità, ben al di sopra della media europea (84% contro il 75%) e secondi solo ai serbi, ad utilizzare le app per permettere al medico di monitorare i progressi terapeutici. Solo il 6% degli italiani ha espresso preoccupazioni sulla sicurezza dei dati quando utilizza una app, ben al di sotto della media del sondaggio, pari all’11%.

 

Gli italiani non si aspettano di vivere per sempre

Il 48% degli italiani (percentuale nazionale più alta) ritiene che la vita eterna sia una chimera, contro un 8% che la considera concettualmente possibile. Ma se gliene fosse data l’opportunità, il 18% ha dichiarato che vorrebbe vivere per sempre.

Interrogati sulla loro disponibilità a sottoporsi a modifiche genetiche per evitare gravi malattie, l’Italia si è classificata al quarto posto tra i 12 Paesi compresi nel sondaggio, con il 56% degli italiani disposti a prendere in considerazione una terapia genica di questo tipo (dato in linea con la media dell’indagine, pari al 51%).

Gli italiani hanno mostrato anche una certa sensibilità verso il sostegno psicologico volto a migliorare la salute della mente. Alla domanda se avessero mai cercato un sostegno psicologico per affrontare i propri problemi di salute o quelli di una persona cara, solo un quinto degli italiani (20%) ha risposto di averlo fatto. Ma un altro 57% ha risposto che, pur non avendolo fatto finora, qualora si trovasse in una situazione di difficoltà si avvarrebbe di aiuto psicologico. Più di due italiani su cinque (44%) non avrebbero problemi a confidare agli altri, oltre ai propri cari, di aver fatto ricorso a un sostegno psicologico, mentre un terzo (34%) ne parlerebbe solo con i propri familiari. Solo l’8% ha confermato che si vergognerebbe a parlarne.

 

Sistema Sanitario

La maggioranza degli italiani, 7 italiani su 10 (76%), si è dichiarata soddisfatta del sistema sanitario nazionale. Rispetto agli altri Paesi intervistati, però, l‘Italia si colloca solo al nono posto. In cima alla classifica si trova la Svizzera (92%), seguita da austriaci e belgi (entrambi 91%). Insoddisfazione nei paesi dell’Europa orientale come Polonia, Serbia e Russia (tutti al di sotto del 40%).

Rispetto all’anno precedente, la fiducia nella medicina convenzionale sta crescendo leggermente in tutta Europa e anche in Italia: il 74% degli italiani si fida della medicina convenzionale, rispetto al 66% dell’anno precedente.

Pur fidandosi della medicina convenzionale, il 18% degli italiani – dato in linea con la media europea – ha dichiarato di voler rimanere aggiornato su trattamenti alternativi, come l’omeopatia e l’agopuntura.

 

Capitolo speciale sul coronavirus

Un capitolo speciale del Report 2020, basato su un’indagine condotta a fine aprile su oltre 6.000 persone in 6 Paesi, tra cui l’Italia, volta a valutare l’effetto della crisi coronavirus, rivela che la metà degli italiani (51%) ha dimostrato di apprezzare ancora di più, in questo momento storico, il lavoro di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario. Si tratta di un dato superiore, anche se di pochi punti, alla media del 44% dei 6 paesi, che vede l’Italia seconda solo alla Spagna (52%).

Sempre metà degli italiani (il 51%) ha espresso preoccupazione per l’attuale mancanza di un vaccino contro il nuovo coronavirus, e quasi altrettanti – 48% – hanno espresso il timore di perdere il posto di lavoro o addirittura che l’economia crolli. Una percentuale simile di italiani, il 49%, teme che le persone a loro vicine possano perdere la vita. Tuttavia, i due terzi degli italiani (66%) hanno valutato positivamente l’assistenza sanitaria del Paese durante l’emergenza sanitaria.

Questa ricerca, unica nel suo genere per numerica di intervistati ed estensione geografica, ha voluto fotografare conoscenze e comportamenti dei cittadini europei alla vigilia di un momento storico peculiare – ha commentato Salvatore Butti, General Manager di EG – Gruppo STADA – Da un lato, ha dimostrato un’importante apertura da parte degli italiani all’impiego dei moderni mezzi digitali per salvaguardare e monitorare la propria salute. Un cambio di passo che testimonia come la digital health nel suo complesso abbia dato prova di portare vantaggi concreti non solo ai pazienti, ma anche ai professionisti sanitari e al sistema sanitario in generale, e questo si è dimostrato ancor più vero durante questa emergenza sanitaria. Dall’altro, ha fatto emergere anche la parte migliore di noi. Laddove medici, infermieri, farmacisti erano e sono in prima linea – e questo impegno è stato ampiamente riconosciuto dagli italiani come dimostrato dalla nostra indagine -, tutti hanno dato il loro contributo. Come EG Italia non ci siamo mai fermati per rendere sempre accessibili i nostri farmaci anche in un momento di crisi e per fornire a medici e farmacisti presidi sanitari di protezione per affrontare l’emergenza con maggiore serenità”.

 

L’indagine “Health Report STADA 2020” – in breve

  • Indagine rappresentativa della popolazione europea realizzata dal Gruppo STADA, in collaborazione con il Kantar Market Research Institute, che ha coinvolto oltre 24.000 cittadini provenienti da 12 Paesi quali Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Periodo della rilevazione: febbraio – marzo 2020.
  • Speciale Coronavirus: survey ad hoc realizzata alla fine di aprile 2020 che ha coinvolto 6000 cittadini provenienti da Germania, Italia, Russia, Serbia, Spagna e Regno Unito.

 

STADA Arzneimittel AG

STADA Arzneimittel AG ha sede a Bad Vilbel, Germania. L’azienda persegue una strategia duplice nel settore dei farmaci equivalenti, sia nel segmento delle specialità farmaceutiche sia nei prodotti consumer health senza obbligo di prescrizione. I prodotti STADA Arzneimittel AG sono commercializzati in 120 Paesi a livello mondiale. Nel 2019, il Gruppo STADA ha totalizzato vendite rettificate pari a 2,608.6 milioni di euro e un margine operativo lordo (EBITDA) aggiustato al lordo di interessi, imposte e ammortamenti di 625.5 milioni di euro. Al 31 dicembre 2019, STADA poteva contare su 11.000 collaboratori in tutto il mondo.

Visita il sito web www.eglab.it

 


STADA HEALTH REPORT 2020: FOCUS ITALIA
HIGHLIGHTS

 

SISTEMA SANITARIO

Oltre 7 italiani su 10 (76%) sono soddisfatti del sistema sanitario nazionale: questo dato colloca l’Italia al nono posto della classifica dei Paesi intervistati: in particolare, il 61% del campione “è soddisfatto” e il 15% “molto soddisfatto”.

In cima alla classifica troviamo gli svizzeri (il 92% è “molto soddisfatto” o “soddisfatto”), seguiti dagli austriaci e belgi, entrambi con una percentuale del 91%.

Con una percentuale pari al 74%, gli italiani si collocano a metà della classifica per quanto riguarda la fiducia nella medicina convenzionale, superando di pochi punti percentuali la media degli altri Paesi intervistati, pari al 70%. È stato però rilevato un aumento di 8 punti percentuali rispetto al risultato registrato nel 2019 (66%).

Pur fidandosi della medicina convenzionale, il 18% degli italiani ha dichiarato di voler rimanere aggiornato su trattamenti alternativi, come l’omeopatia e l’agopuntura: percentuale perfettamente in linea con la media del sondaggio (18%).

La fonte principale a cui fanno riferimento gli italiani per avere informazioni sui farmaci è il foglietto illustrativo, utilizzato ad esempio per consultare il capitolo sugli effetti indesiderati: la percentuale si attesta al 65%, più elevata rispetto a molte altre nazionalità europee, a fronte di una media del 61%.

Poco più di un decimo degli italiani (11%) cerca informazioni sui farmaci sul sito web di un produttore, al di sotto della media europea (14%), mentre oltre la metà del campione (57%, contro il 51% della media) è più propenso a chiedere consiglio al proprio medico.

 

SALUTE DIGITALE

Tra gli intervistati gli italiani sono risultati tra i più propensi (79%) alla consultazione di un medico tramite webcam o internet per una malattia minore o secondaria, rispetto alla media pari al 70%. Precedono l’Italia solo Spagna (82%) e Finlandia (81%), i due Paesi maggiormente disposti ad affidarsi a un consulto online.

La percentuale di italiani è comunque salita di 28 punti rispetto al 2019 (51%), registrando il più alto aumento rispetto agli altri Paesi.

L’interazione personale con il proprio medico è risultata essere particolarmente importante solo per il 7% degli italiani, una percentuale inferiore alla media (11%). Il 14% degli italiani ha ammesso, invece, che le consultazioni virtuali risulterebbero “strane”.

Solo il 13% degli italiani è consapevole di poter ordinare farmaci soggetti a prescrizione medica inviando la prescrizione in anticipo per posta elettronica: si tratta della percentuale più bassa tra i Paesi in cui si applicano disposizioni simili.

Quasi un terzo (31%) degli italiani crede erroneamente che le farmacie online possano vendere solo farmaci da banco. Due italiani su cinque (41%) hanno ammesso di essere informati dell’esistenza della possibilità di fare un ordine online, leggermente al di sopra della media del sondaggio (39%).

Alla domanda se avessero più fiducia nel comprare medicinali nelle farmacie territoriali piuttosto che per corrispondenza/online, un terzo degli italiani (33%) ha dichiarato di preferire le farmacie del territorio, affermando di “essere sicuro di non ricevere farmaci contraffatti” e “di avere la possibilità di interagire con il proprio farmacista di fiducia”. Questi risultati sono sostanzialmente in linea con la media del sondaggio.

Più di un quinto degli italiani (22%) ritiene preferibile passare dalla propria farmacia sul territorio anche per la spedizione tramite corriere, piuttosto che ricorrere a un corriere che opera a livello nazionale.

Il 23% degli italiani ha dichiarato di avere piena fiducia nelle farmacie e nelle aziende che vendono online, poco al di sopra della media del sondaggio (21%).

Gli italiani sono stati tra i più disponibili (84% di contro il 75% della media europea) per quanto riguarda la volontà di adottare le app per il monitoraggio della terapia da parte del medico: solo i serbi sono risultati maggiormente favorevoli a tale tecnologia.

Solo il 6% degli italiani ha espresso preoccupazione per la sicurezza dei dati se si utilizza una app (la media è pari all’11%); i meno preoccupati i serbi.

Solo l’11% degli italiani ritiene che le app non migliorino la loro vita (versus il 16% della media europea); circa due quinti dei nostri connazionali concorda sul fatto che le app consentano di risparmiare tempo, evitando di doversi recare dal medico e permettendo loro di reagire rapidamente a qualsiasi variazione del loro stato di salute.  

 

ANTIBIOTICI

Più di tre quarti (77%) degli italiani sa che gli antibiotici combattono le infezioni batteriche: percentuale leggermente più alta rispetto alla media europea (73%).

D’altro canto, il 35% degli italiani crede erroneamente che gli antibiotici possano combattere le infezioni virali (la media europea è 32%).

Nel complesso, quasi tre quarti (74%) degli italiani intervistati ha espresso preoccupazione per l’antibiotico resistenza, ben al di sopra della media (66%); solo i polacchi (76%) sono risultati più preoccupati.

All’interno di questo campione (74%), più di due italiani su cinque (45%) hanno dichiarato di ritenere che gli antibiotici siano prescritti troppo frequentemente e prematuramente. Tre italiani su dieci (29%) ritengono che non si investa abbastanza nella ricerca sull’antibiotico resistenza, mentre solo il 3% ha accusato i media di aver aumentato le preoccupazioni su questo tema: si tratta della percentuale nazionale più bassa condivisa con Finlandia e Spagna (la media del sondaggio è del 5%)

Solo il 15% degli italiani sa che il latte può compromettere la funzione degli antibiotici, ben al di sotto della media europea (25%). E meno di un italiano su cinque (19%) è consapevole del potenziale impatto degli acidi citrici sugli antibiotici (la media è 28%). Due italiani su cinque (40%), invece, hanno erroneamente indicato il caffè quale inibitore degli antibiotici, la più alta percentuale nazionale rilevata dal sondaggio.

I nostri connazionali sono leggermente più consapevoli (72%) rispetto alla media degli intervistati (70%) in merito all’effetti dell’alcol, identificando correttamente la birra come un potenziale problema per l’efficacia antibiotica.

 

VACCINAZIONE

L’88% degli italiani è a favore delle vaccinazioni obbligatorie (la media nei 12 Paesi coinvolti nel sondaggio è 82%), al terzo posto insieme alla Polonia, dietro a Spagna (94%) e Finlandia (89%). Solo il 9% degli italiani ha espresso preoccupazione per gli effetti collaterali delle vaccinazioni, contro una media dell’11%, e il 3% ritiene che i vaccini non funzionino (percentuale identica alla media europea).

Gli italiani sono ben al di sopra della media per quanto riguarda la loro conoscenza delle malattie contro le quali possono essere vaccinati: morbillo, varicella, tumore della cervice uterina/HPV. Gli italiani credono però anche, erroneamente, che ci siano vaccini contro l’AIDS e il norovirus.

Gli italiani sono abbastanza coscienziosi nel tenere traccia delle proprie vaccinazioni: il 28% ha affermato di aver esaminato il proprio libretto vaccinale negli ultimi mesi (in linea con la media pari al 29%), quasi due italiani su cinque (37%) non si ricorda l’ultima volta che l’ha controllato, mentre il 16% ha ammesso di non sapere dove sia stato riposto.

 

VITA e MORTE

Gli italiani sono i meno informati rispetto alla maggior parte degli europei in merito alla definizione di “suicidio assistito”: solo un terzo (33%) ha dato la definizione corretta, al di sotto di 10 punti percentuali rispetto alla media europea (43%); peggio dell’Italia solo la Serbia (28%). Oltre la metà degli italiani pensa che il suicidio assistito significhi “staccare la spina” al macchinario che tiene in vita una persona, seguendo le volontà scritte del paziente.

Alla domanda “pensa di ricorrere al suicidio assistito?”, il 69% degli italiani ha dichiarato di essere aperto all’idea, collocandosi all’ottavo posto rispetto agli altri Paesi. Il 52% degli italiani sostiene che farebbe tale scelta nel caso di una malattia terminale, al quarto posto dopo Finlandia (60%), Germania (54%) e Austria (53%) e ben al di sopra della media europea (46%). Le obiezioni religiose sono state citate dal 12% dei nostri connazionali, mentre un italiano su dieci (10%) ha escluso il suicidio assistito sostenendo che non si può mai escludere un miglioramento spontaneo di una condizione grave; stessa percentuale di coloro che hanno risposto che “non avrebbero potuto fare una scelta simile per i propri cari”.

Gli italiani sono ben informati sulle principali cause di morte in Europa: il 65% identifica correttamente negli attacchi di cuore la causa primaria di morte (la media europea è del 62%). Il cancro al polmone è stato erroneamente citato come principale causa di decesso dal 14% degli italiani, il diabete dal 10% del campione e i tumori cerebrali dal 6%.

Abbastanza in linea con la media europea (44%), il 41% degli italiani sono disponibili ad affrontare il tema della morte con parenti stretti, ad esempio genitori, figli e fratelli: poco più di un terzo (33%) ha dichiarato di averne parlato con il proprio partner (la media è 32%). Solo il 23% ha affermato di non parlare generalmente di morte, contro una media europea del 19%.

Il 48% degli italiani (percentuale nazionale più alta) ritiene che la vita eterna sia una chimera, contro un 8% che lo considera concettualmente possibile. Se fosse realmente possibile, solo il 18% vorrebbe vivere per sempre.

 

MISURE SANITARIE PREVENTIVE

Gli italiani sono generalmente abbastanza ben informati sulle predisposizioni genetiche per alcune malattie rispetto ad altri Paesi europei: per esempio, il 27% è consapevole che esiste tale predisposizione con l’osteoporosi (la media è 22%).

Quando è stata prospettata agli intervistati la possibilità di poter modificare i propri geni per evitare gravi malattie a seguito di un test genetico, il 56% degli italiani ha dichiarato che sarebbe disposto a farlo (la media europea è pari al 51%), collocandosi al quarto posto dopo Spagna (63%), Polonia (59%) e Russia (58%).

Se da una parte, quasi un terzo (32%) degli italiani ha dichiarato che cercherebbe sicuramente di modificare i propri geni e il 24% lo farebbe nonostante provi disagio in questa opzione, dall’altra, il 15% preferirebbe rischiare di ammalarsi piuttosto che permettere a chiunque di interferire con il suo patrimonio genetico.

Infine, poco più del 10% (12%) spera di evitare la malattia nonostante l’aumentata probabilità rilevata dal test, mentre il 17% sarebbe molto preoccupato che la manipolazione dei suoi geni possa causare altri cambiamenti nel suo corpo.

Poco più della metà (53%) degli italiani è aperta all’assunzione di un farmaco combinato, con più principi attivi (“polipillola“) per problemi cardiaci, ponendosi al sesto posto rispetto agli altri intervistati europei.

Un quarto degli italiani (25%) ha dichiarato di voler attendere che vengano condotti studi a lungo termine prima di decidere se assumere una polipillola, mentre il 24% la assumerebbe sicuramente.

E ancora: quasi tre italiani su dieci (29%) utilizzerebbe tale farmaco nel caso in cui ricevesse una diagnosi di aumento del rischio di malattie cardiovascolari, mentre il 17% non ritiene necessario assumerlo se le proprie condizioni di salute sono buone e il 6% ha citato potenziali effetti collaterali.

 

INSONNIA

Per 9 italiani su 10 (90%) la causa principale di insonnia è da attribuire allo stress, seguita da depressione (59%), jet lag (54%), consumo di alcol (36%) e di alcuni alimenti (8%).

Poco meno di un quarto degli italiani (24%) è disposto ad assumere sonniferi; solo la Francia ha registrato una percentuale inferiore (21%) mentre la media europea è uno su tre (33%). Quasi due italiani su cinque (38%) hanno dichiarato di non aver mai sofferto di insonnia: si tratta della percentuale più alta registrata tra tutti i Paesi intervistati.

Un terzo (32%) ha espresso il proprio timore di diventare dipendente dai sonniferi (la media si è attestata al 26%) e solo il 3% sostiene che questi farmaci siano gli unici che permettano loro di dormire.

 

SESSO

Gli italiani sono generalmente meno informati – rispetto agli Paesi presenti nel sondaggio – in merito alle cause delle malattie sessualmente trasmissibili: per esempio, l’83% dei nostri connazionali sa che il sesso con penetrazione è una delle cause, contro il 90% della media europea.

Quasi 4 italiani su 10 ritengono che i test per le malattie sessualmente trasmissibili non siano necessari (37%), mentre il 26% del campione non li aveva mai presi in considerazione.

Meno di un terzo (31%) si è invece sottoposto a un test per una malattia sessualmente trasmissibile: la percentuale più bassa, condivisa con Germania, Spagna e Regno Unito (la media, invece, è del 39%).

Alla domanda “quali argomenti sessuali sono trattati apertamente con partner o amici”, gli italiani hanno risposto in linea con gli altri Paesi. Mentre poco meno di un terzo (31%) ha dichiarato di non parlare di argomenti relativi al sesso, quasi la metà (48%) è disposta a discutere della frequenza dei rapporti sessuali.

Gli argomenti sui quali sono più restii a parlare sono la disfunzione erettile o la mancanza di desiderio sessuale.

 

PSICOLOGIA E SALUTE

Indagando il tema del legame tra psicologia e salute, alla domanda “Quanto sei informato sulle diverse teorie e approcci psicologici per affrontare il disagio e promuovere il benessere delle persone?”, due quinti (40%) degli italiani ha ammesso di essere scarsamente informato e di fare affidamento sul “sentito dire.

Una percentuale simile (37%) ha dichiarato di essere ben informata sugli effetti psicologici sulla salute; il 9% ha negato l’esistenza di un legame tra psicologia e salute mentre il 14% ha ammesso di non sapere.

Più di due italiani su cinque (44%) non avrebbero problemi a confidare agli altri, oltre ai propri cari, di essere ricorso a un sostegno psicologico, mentre un terzo (34%) ne parlerebbe solo con i propri familiari. Solo l’8% ha confermato che si vergognerebbe a parlarne, mentre il 13% non sa.

Alla domanda se avessero mai cercato un sostegno psicologico per affrontare i loro problemi di salute o quelli di un loro caro, solo un quinto degli italiani (20%) ha ammesso che è solito chiederlo. Il 57% ha negato di farlo, ma potrebbe chiedere aiuto in una situazione difficile. Un ulteriore 16% ha dichiarato “non credo che sia necessario ricorrere a tale sostegno” mentre il 7% non sa.

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