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Vaiolo delle scimmie sintomi e fattori di rischio

Il vaiolo delle scimmie è una malattia zoonotica, ovvero un’infezione che può essere trasmessa tra animali e uomo, causata da un virus. È endemica dell’Africa centrale e occidentale, particolarmente concentrata nella Repubblica Democratica del Congo (endemica significa che è piuttosto caratteristica di un certo territorio). Sebbene il virus responsabile sia stato identificato per la prima volta nelle scimmie in cattività (fatto reso evidente dal nome scelto per la malattia), le informazioni raccolte negli anni suggeriscono in realtà che il vero serbatoio naturale, ovvero la principale e prima fonte del vaiolo delle scimmie, sia rappresentata da roditori africani, come ad esempio scoiattoli, ratti, topi. È salita agli onori delle cronache solo recentemente, a causa dei contagi nel mondo occidentale. Ne parliamo con il direttore Francesco La Mancusa dell’asp di Catania

Il vaiolo delle scimmie sintomi

Sebbene il virus responsabile sia stato identificato per la prima volta nelle scimmie in cattività (fatto reso evidente dal nome scelto per la malattia), le informazioni raccolte negli anni suggeriscono in realtà che il vero serbatoio naturale, ovvero la principale e prima fonte, sia rappresentata da roditori africani, come ad esempio scoiattoli, ratti, topi.

I casi di vaiolo delle scimmie sono progressivamente aumentati da quando il vaiolo è stato dichiarato eradicato nel 1980, con un’improvvisa accelerata (seppure relativa, in termini assoluti) nell’ultimo decennio. Poiché il vaccino contro il vaiolo fornisce una protezione incrociata da altri orthopoxvirus, la comunità scientifica ritiene che questa tendenza al rialzo ne sia quindi una diretta conseguenza: secondo l’OMS quarant’anni fa circa l’80% della popolazione era vaccinata contro il vaiolo, mentre ora le stime riguardano un numero più vicino al 30%.

COME SI TRASMETTE


Trasmissione da animale a uomo
La trasmissione del vaiolo delle scimmie può avvenire mediante il contatto con fluidi corporei, lesioni cutanee o goccioline respiratorie emesse da animali infetti; il contagio sembra poter avvenire anche mediante fomiti, ovvero oggetti contaminati.

Il virus non può penetrare la pelle integra, mentre rappresentano un possibile punto d’ingresso le ferite (anche se non visibili) oltre ovviamente al tratto respiratorio ed alle mucose in genere (occhi, naso, bocca, …).

Da un punto di vista pratico l’NHS inglese ritiene che il contagio possa avvenire ad esempio

in caso di morsi da animali infetti,
venendo a contatto con sangue, fluidi corporei, lesioni,
consumando carne infetta poco cotta, o mediante contaminazione (ad esempio con la pelliccia).
Trasmissione da uomo a uomo
La trasmissione da uomo a uomo è un evento relativamente recente in termini di attenzione sanitaria, tanto da risultare ancora scarsamente caratterizzato; a spaventare di più è ovviamente la possibile trasmissione per via aerea, ovvero mediante goccioline di saliva, che induce quindi alla necessità di isolamento dei casi diagnosticati

È tuttavia importante sottolineare che:

ai fini del contagio è necessario un contatto stretto (ad esempio parlare a lungo vis-à-vis o a a seguito di rapporti sessuali)
la contagiosità è bassa in termini assoluti, ovvero non è una malattia particolarmente contagiosa (è anche decisamente meno contagiosa del vaiolo umano).
Relativamente ai rapporti sessuali non è ancora chiaro se la trasmissione sia legata alla saliva (ad esempio mediante i baci), più propriamente per via sessuale (contatto delle mucose genitali).

Contagio e primi sintomi

Il paziente sembra diventare contagioso con lo sviluppo dei primissimi sintomi, rimanendolo finché tutte le croste non siano cadute, va da sé quindi quanto sia importante mantenere coperte le lesioni per prevenire la diffusione del virus. Anche in questo caso è necessario prestate attenzione ad oggi contaminati, ad esempio indumenti, lenzuola o asciugamani usati da soggetti infetti, oltre che ovviamente da colpi di tosse e starnuti.

La trasmissione può avvenire anche attraverso la placenta dalla madre al feto (vaiolo delle scimmie congenito) o durante uno stretto contatto durante e dopo il parto.

Trasmissione sessuale?


Alcuni dei casi confermati finora sono riconducibili a pazienti che si identificano come uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma secondo l’OMS non è corretto affermare che il vaiolo delle scimmie sia un’infezione a trasmissione sessuale, è invece più probabile che alcune delle infezioni attuali siano state trasmesse sessualmente perché in presenza di lesioni nell’area genitale.

Fattori di rischio


Fattori di rischio dimostrati per l’infezione con il vaiolo delle scimmie sono la vita nelle aree rurali e boscose dell’Africa centrale e occidentale, la manipolazione e la preparazione della carne di animali selvatici, l’assistenza fornita a qualcuno infetto e la mancata vaccinazione contro il vaiolo.

Anche il sesso maschile è stato correlato al rischio di infezione, ma non è chiaro quanto questo possa dipendere dalla semplice constatazione che nei Paesi endemici siano gli uomini ad avere maggiori contatti con gli animali selvatici, ad esempio durante le battute di caccia.

TEMPO D’INCUBAZIONE


A seguito l’ingresso del virus nell’organismo, a prescindere dal punto (bocca, naso od una ferita) il monkeypox virus si replica nel sito di entrata, quindi si diffonde ai linfonodi più vicini. Da qui, mediante il sangue, inizia a disseminarsi in altri organi.

Tutto questo lo fa durante il periodo d’incubazione, ovvero il tempo che passa tra il contagio ed i primi sintomi, che ha una durata variabile tra 1 e 3 settimane, ma tipicamente siamo tra 1 e 2.

SINTOMI


I sintomi iniziali includono febbre (superiore a 38.5°), mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi (la principale differenza tra i sintomi del vaiolo e del vaiolo delle scimmie è che quest’ultimo provoca l’ingrossamento dei linfonodi, a differenza del vaiolo umano); a distanza di 24-48 ore si osserva lo sviluppo delle prime caratteristiche lesioni in bocca, seguite dopo poco da lesioni cutanee in viso ed estremità, cioè mani e piedi, compresi palmi e piante, che invece in altre malattie vengono risparmiati.

Eruzione cutanea

L’eruzione cutanea può poi diffondersi o meno al resto del corpo, con un numero totale di lesioni in grado di variare da una manciata, fino a contarne migliaia nei casi più severi. Potresti sentire parlare di diffusione centrifuga dell’eruzione, intendendo che inizia del centro del corpo, in questo caso il viso, per allargarsi verso l’esterno, proprio come la direzione della forza centrifuga (si pensi ad esempio ad una giostra che gira ad alta velocità e che spinge per questo verso l’esterno).

Si tratta di lesioni delle dimensioni comprese tra 2 e 10 mm, che nelle successive 2-4 settimane andranno incontro ad un’evoluzione che ne cambierà progressivamente l’aspetto, fino a diventare vescicole e poi croste, in modo simile a quello che succede con la varicella.

La condizione si risolve nel complesso in circa 3-4 settimane dall’insorgenza dei primi sintomi, almeno nella maggior parte dei casi.

Sintomi nei casi attuali


Se quanto descritto appena sopra è il quadro tipico descritto in letteratura, sulla base di decine di anni di conoscenza del virus, i casi attuali presentano qualche differenza:

I sintomi prodromici (quelli che precedono l’eruzione cutanea) potrebbero essere davvero lievi o addirittura assenti;
L’eruzione cutanea in alcuni dei pazienti più recenti è iniziata nella regione genitale o perianale, prima di diffondersi alle estremità, anziché dal volto, in alcuni casi accompagnati da proctite (infiammazione del retto).

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