Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena, tornano con un nuovo appello in favore dalla riapertura della scuole, sottolineando come la sospensione delle attività scolastiche in presenza colpisca in particolare le bambine, concorrendo a rafforzare un contesto di degrado culturale e sociale in cui la violenza di genere si manifesta.

Parma, 25 Novembre 2020 

Per contrastare efficacemente la violenza sulle donne occorre mettere in campo tutte le risorse educative del Paese, a cominciare dalla scuola e dalla sua riapertura.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, medici, pediatri e specialisti dell’Emilia Romagna, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena, tornano con un nuovo appello in favore dalla riapertura della scuole, sottolineando come la sospensione delle attività scolastiche in presenza colpisca in particolare le bambine, concorrendo a rafforzare un contesto di degrado culturale e sociale in cui la violenza di genere si manifesta.

I ricercatori, già promotori insieme ad altri 14 medici di un appello inviato lo scorso 2 novembre al Governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico in cui proponevano la riapertura delle scuole nell’intero Paese e lockdown intermittenti fino al mese di aprile, in particolare nelle Province e nei Comuni a più alto indice di contagio, riprendono i dati contenuti nei rapporti pubblicati da Save the Children Italia (“Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio 2020”) e Action Aid (“Tra retorica e realtà. Dati e proposte sul sistema antiviolenza in Italia”). “In un paese in cui almeno 1 minore su 5 vive in situazione di povertà, le bambine e adolescenti italiane pagano le conseguenze di un crescente divario di genere. Inoltre, tra marzo e giugno di quest’anno le richieste di aiuto ai centri antiviolenza sono state 15.280, oltre il doppio di quelle registrate nel 2019. La violenza sulle donne colpisce i figli per i quali la scuola rappresenta un’opportunità educativa indispensabile, oltre ad essere uno dei luoghi in cui le violenze emergono. Abbiamo la fortuna di operare in Emilia Romagna, una regione che può contare su una rete di servizi consolidata e su un elevato patrimonio di professionalità dedicate al contrasto di questo fenomeno, e dove le istituzioni stesse lavorano a tutela del lavoro femminile e per una veloce riapertura delle scuole, ritenute l’anello forte della società. Il nostro auspicio è che presto venga ripristinata la presenza scolastica su tutto il territorio nazionale”.

A preoccupare gli esperti anche le conseguenze della chiusura delle scuole sulla salute fisica e psichica delle bambine e adolescenti italiane. Come spiega Susanna Esposito, “stiamo già vedendo i primi segnali delle conseguenze drammatiche sulla salute fisica e mentale delle bambine e adolescenti della pandemia di Covid-19. Obesità e disturbi del comportamento alimentare come bulimia e anoressia sono in aumento e possono avere conseguenze fisiche importanti: problemi cardiaci (come per esempio le aritmie), intestinali (tra cui stitichezza), respiratori (come asma e apnee notturne) fino a disturbi della sfera riproduttiva (tra cui l’infertilità). L’esordio precoce di queste problematiche comporta alti rischi di compromissioni organiche e psicologiche anche irreversibili”.

La riapertura immediata delle scuole in sicurezza, potenziando le capacità di Test e Tracciamento, è il primo passo che il Governo deve attuare per tutelare la salute di bambine e ragazze, per contrastare la cultura dove la violenza contro le donne trova terreno e per combattere le diseguaglianze di genere”, conclude Stefano Zona.

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