Home » Insufficienza cardiaca, come organizzare il servizio

Nella cura dello scompenso cardiaco ci vuole collaborazione. Che succede se i medici ospedalieri e quelli territoriali non agiscono in un modello integrato? Parleremo di questo e parleremo degli aggiornamenti terapeutici in questo ambito. Lo facciamo con Franco Clemenza, cardiologo e presidente dell’associazione Avicenna.

Lo scompenso cardiaco è una patologia prevalente in tutti in tutti i paesi occidentali e anche in Italia. E’ una patologia cronica che dura anni , nel momento in cui si determina con varie origini, può partire da un infarto miocardio, se si supera può avere una serie di problemi clinici successivi; può dipendere da malattie primitive della cellula miocardica, dalle cosiddette cardiomiopatie; può dipendere da malattie infiammatorie infettive del cuore le cosiddette miocarditi . Ci sono una serie di motivi che possono portare a un’insufficienza del cuore

Il paziente ha una limitata capacità di svolgere attività fisica e va incontro a episodi acuti per cui si ricovera molto spesso, bisogna prevenire l’insufficienza cardiaca anche con l’aiuto delle strutture assistenziali territoriali che seguono il paziente durante le fasi di stabilità clinica, mentre alle strutture ospedaliere compete il trattamento delle fasi acute ed è necessario che il paziente si ricoveri.

Negli ultimi decenni l’assistenza territoriale è sempre stata limitata, la fase del covid ha determinato una crisi acuta,  sia in Italia che in tutto il mondo, quindi durante questa fase gli operatori del settore hanno ragionato molto su come riorganizzare il trattamento delle patologie croniche, c’erano fasi in cui non si poteva andare in ospedale  perchè l’accesso era limitato per il timore del contagio che ha portato a una riduzione delle modalità di assistenza nel tempo.

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pubblicità

Canali 15 e 81 del DGTV in Sicilia

Pubblicità