Su Neurology è stato pubblicato uno studio da cui emerge come l’ictus abbia genere, età ed etnia. Ne parliamo con il professore Mauro Silvestrini, Presidente di “ISA“, Italian Stroke Association e direttore della Clinica Neurologica Ospedali Riuniti di Ancona. Questa patologia colpisce ogni anno circa 185 mila persone e ha conseguenze invalidanti per circa 1 milione di pazienti.
Che differenza c’è tra ictus cerebrale e ictus ischemico?
Quando un deficit neurologico dovuto al fatto che l’afflusso del sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per l’occlusione o per la rottura di un’arteria si parla di infarto cerebrale o ictus ischemico, mentre nel secondo caso di emorragia cerebrale o ictus emorragico.
Uno studio su 39.457 persone ricoverate negli USA fra il 2007 e il 2017 pubblicato oggi su Neurology denuncia un aumento dell’ictus emorragico soprattutto nelle donne anziane. Sono 13 casi su 100mila in confronto a 10 dei maschi, nei quali il rischio aumenta con l’età. A 50 anni, infatti, i casi maschili sono 4 su 100mila, ma dopo i 65 salgono a 22. Se l’incremento annuo è per tutti dello 0,7%, nei maschi a 50 anni è dell’1,1% e dopo i 65 del 2,3%, mentre nelle donne resta costante e in quelle giovani addirittura va riducendosi.
Quali sono le differenze tra le diverse etnie?
Un’ulteriore sorpresa dello studio è la sproporzionata prevalenza nei neri con 15 casi su 100mila e un incremento annuo dell’1,8% non rilevabili negli asiatici o nei bianchi non ispanici che presentano una media di 10 casi su 100mila.
In cosa consiste la prevenzione?
Molti ictus potrebbero essere prevenuti semplicemente curando adeguatamente i fattori di rischio modificabili come: l’ipertensione arteriosa, l’aumento dei grassi e degli zuccheri nel sangue, alcune anomalie della funzione cardiaca, in particolare la fibrillazione atriale e prestando attenzione ad alcune abitudini di vita dannose come il fumo, il consumo eccessivo di alcol, l’uso di sostanze di abuso, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta.




